Dr. Giovanni Moscarella - Nutrizionista - Napoli - www.nutrirsi.net

sabato 22 settembre 2018

IL FILM DELLA NATURA: SESSO ED EGO


*L’esclusività sessuale: un’altra chimera, mascherata da posticci sentimenti, in grado di danneggiare la fisiologia umana

I cacciatori-raccoglitori vivevano e si spostavano in gruppi di 25-30 individui che, nel corso della storia, si ampliarono fino a 100-200 individui, con famiglie strettamente imparentate, all’interno delle quali ci si scambiava partners sia maschili che femminili, in cui i marmocchi erano “figli di tutti”, essendo essi sostentati dall’intera comunità.
Ciò fa pensare che la predisposizione genetica dell’homo sapiens sapiens sia quella di vivere in piccoli gruppi affiatati in cui non vi siano vincoli sessuali esclusivi, e non certo in aggregazioni di milioni di persone ove, per motivi di ordine sociale e di svezzamento della prole, si tende a imporsi la monogamia, dove per “si tende” sta a significare che tra le intenzioni e i fatti ce ne passa, imperando, infatti, ugualmente la naturale promiscuità,  ma dove il nascondere certe verità costa in termini di personalità e di salute psicofisica già, peraltro, minate dal caos indotto da comunità sovraffollate ed estranee.
Un approfondimento degli aspetti sessuali del vivere umano può essere interessante.
Molte persone oggigiorno fanno dipendere una buona parte dei loro equilibri interiori dalla determinante rilevanza conferita alla qualità dei rapporti di coppia. Questa tanto caldeggiata esclusività, da trarre da certi cosiddetti sentimenti, può produrre, però, una gran serie di spersonalizzazioni, di frustrazioni, di vittimismo, di pretese e di alibi fuorvianti. Sia donne che uomini, per soddisfare il proprio ego deturpato da condizionamenti sociali vòlti a segregare menti, nei ruoli di partners scendono a compromessi, pretendendoli dalla “propria metà”, nascondono reciprocamente ciò che non sarebbe accettabile, e alla fine divengono l’un dell’altro il problema principale della propria esistenza, con tutte le conseguenze che certe depressioni e certi stati di tensione possono avere sulla funzionalità organica e sull’estetica. 
Gli esperimenti e gli studi, di cui si parlerà ora, vorrebbero far riflettere sulla sostanza che muove, dagli abissi della nostra storia evolutiva, molti di quei nostri atti che diventano, proprio in quanto inconsci, terreno fertile ove sviluppare quelle insane tensioni, con riverberi su estetica e salute, che spesso sono inevitabili nell’ambito della pretesa esclusività e della idealizzata particolare efficacia della coppia.
È stato provato che già tra gli uccelli, animali a prole inetta, e che, pertanto, formano coppie stabili, il 40% circa dei nati, nonostante l’accurata sorveglianza del maschio sulla compagna, sono figli di altri maschi.


In uno studio di P. Gagneux su un gruppo di scimpanzé, mediante analisi del DNA, si è riscontrato che 7 dei 13 piccoli nati nel gruppo non erano figli dei maschi del gruppo stesso. Evidentemente molte copulazioni delle femmine erano avvenute fuori dalla comunità con strategie tali da sfuggire sia all’attenzione dei maschi del gruppo che a quella degli scienziati che osservavano la comunità. All’interno dello stesso gruppo si osservò che alcuni maschi dominanti non ebbero figli, cosa che induce a pensare che non è poi vero che i dominanti si riproducono di più, ma che, semmai, si accollano la gestione della sopravvivenza di figli altrui. D’altronde, per alcuni maschi non dominanti potrebbe essere positivo, al fine di ben perpetuare i propri cromosomi, questa strategia apparentemente subdola, avvalendosi dei vantaggi “materiali” che un dominante può garantire a un loro figlio.


*La promiscuità, con la quale si è soliti etichettare i maschi, è una caratteristica anche femminile

Per quanto riguarda l’homo sapiens sapiens, oltre ai dati che indicano il 20% circa dei bimbi come frutto di un “tradimento”, è abbastanza comprovato che le femmine pensano al sesso quanto i maschi. La stessa struttura della clitoride, di cui si considera solo l’apice esterno, comprende, invece, una massa interna di tessuto erettile abbastanza estesa.
Ove mai non fosse intuibile, alcuni esperimenti sugli esseri umani di R. Baker e M. Bellis, per le cui complesse tecniche si rimanda ai loro studi segnalati nei riferimenti bibliografici, hanno dimostrato che le femmine che avevano rapporti con più di un maschio facevano, inconsapevolmente, in modo che i rapporti occasionali avvenissero in concomitanza con l’ovulazione. Inoltre, la contraccezione era meno usata nei rapporti da flirt che nell’ambito della relazione stabile. Si può ipotizzare che la stessa maggiore eccitazione indotta dal rapporto occasionale, che fa sì che non si sia lucidi nel prendere precauzioni, sia un modo inconscio per aumentare la probabilità della riproduzione al di fuori della coppia. In più, si è provato che i rapporti “extra” erano vissuti a pochi giorni di distanza dal rapporto con il partner fisso, cosa questa che fa pensare, oltre a una strategica possibilità di non insospettire il compagno nel caso di una eventuale gravidanza, anche a un modo per mettere in competizione tra loro gli spermatozoi dell’uno e dell’altro, in quanto lo spermatozoo vincente sarebbe il più adatto.
Proprio per questi fattori, secondo M. Donnarumma, per una donna è determinante avere un partner fisso, affinché possa essa esaltarsi nella ricerca e “nell’utilizzo” di copulatori occasionali o “collaterali”. A sostegno di tale riflessione c’è da aggiungere che, nelle società occidentali attuali, proprio i maschi più affidabili, ovvero i “mariti”, sono, per l’appunto, portati a stressarsi di più nel ciclo sociale lavorativo, per cui la loro libido viene ridotta dalla saggia Natura che tende ad abbassare la probabilità che diventi padre chi non è nel pieno delle proprie potenzialità psicofisiche.
Tutto ciò che si è detto non vuol essere, ovviamente, un’arringa moralistica, ma, anzi, fa riflettere su come la Natura, al di là delle nostre convenzioni idealistiche, spinga verso la direzione di una quanto più efficace possibile variabilità genetica. Inconsapevolmente, i comportamenti sessuali di maschi e femmine sono naturalmente indotti dalla necessità di garantirsi una maggior quantità di una propria prole ben adattata all’ambiente, cosa che potrebbe non avvenire, in caso di qualche tara genetica o socialmente indotta, in scambi sessuali esclusivamente monogami.

*L’originaria e “sincera” promiscuità sessuale è ancora oggi fondamentale, seppur occultata e insanamente biasimata

Quindi, la promiscuità non è solo dei maschi per la loro possibilità dei tanti spermatozoi da “piazzare” a partners diverse. Ad aumentare la variabilità genetica concorre anche la promiscuità delle femminucce, alle quali il sesso “piace” quanto ai maschietti. D’altronde, l’orgasmo stesso sia maschile che femminile, per il quale c’è un prologo di pulsioni e di desideri che ne prepara costantemente la potenziale realizzazione, è un veicolo di intenso piacere che crea “dipendenza”, divenendo, dunque, una potente motivazione che aumenta notevolmente le probabilità riproduttive. Si provi a pensare se i rapporti sessuali non fossero piacevoli ed eccitanti, se l’unica molla che spinge a riprodursi fosse solo un ben ferma volontà di entrambi i partners: ci sarebbe un minor numero di accoppiamenti e si ridurrebbero le potenzialità di perpetuazione della specie.
Per una donna, del tutto inconsapevolmente, i partner occasionali non significano soltanto stimoli nuovi, ma, nel contempo, maggiori probabilità riproduttive con maschi sani e attivi, e con cui l’enfasi dell’incontro ridurrebbe il controllo anti-concezionale, mentre il partner fisso non è colui con cui necessariamente riprodursi, ma l’essere affidabile per l’accrescimento dei figli di lei.
Che in genere le donne tengano molto a prepararsi nell’aspetto, prima di uscire dalla propria dimora, è un più o meno inconscio modo per piacere non certo all’eventuale compagno ufficiale, ma per attrarre il potenziale “avventore” occasionale, oltre a, semplicemente, “allenare” la propria capacità riproduttiva, monitorando il livello di potere seduttivo, provocando, e semmai respingendo, approcci. 


*S. Freud ha visto nella repressione sociale degli istinti sessuali la causa di molti disagi. E se il problema venisse, invece, dal non riuscire a sottrarsi al piacere massificante della riproduzione?

Come detto, il piacere sessuale è un incentivo imprescindibile per aumentare le probabilità di riproduzione. Per la Natura e per la legge dei grandi numeri, più gente si eccita e si accoppia, maggiore è la possibiltà che ci scappi il marmocchio. L’individuo diviene, in realtà, solo una mera e insignificante pedina in uno sconfinato meccanismo imperniato sulle masse. Tutto ciò dà, inconsciamente, l’effetto di una de-individualizzazione, da cui può scaturire una sorta di senso di colpa per essere dipendenti da un’entità, distorta dal sociale, che svilisce il Sé, causando risposte organiche anomale.
La nascita dei figli nei liberi e sessualmente promiscui gruppi atavici nomadi cacciatori-raccoglitori ha rappresentato un continuum naturale non vincolante, perché non soggetto a modifiche sostanziali del percorso esistenziale dell’individuo. Tra i civilizzati la nascita di figli induce a notevoli cambiamenti dovuti a “necessità” sociali. Il piacere della seduzione, della conquista e del sesso sono lo specchietto per le allodole perché la Natura possa proseguire, pure nel contesto civile stanziale e basato sul possesso di cose e di persone, nella sua continuità di rinnovamento: le intelligenze cellulari percepiscono la stortura, mentre la razionale e “malata” istintività della persona sociale continua a esaltarsi in un finto amor proprio, rotolandosi nella rappresentazione teatrale della conquista e del godimento.


*La teoria evoluzionistica specifica come le diverse preferenze nelle modalità di scegliere il partner fisso dipendano da pressioni selettive 

La teoria dell’investimento genitoriale dice che le donne hanno maggiore interesse per i figli perché, rispetto agli uomini, possono propagare i propri geni attraverso un numero inferiore di individui, sia a causa dell’unico ovulo mensile fecondabile, sia per i tempi inferiori di “potenziale” per la procreazione. C’è da aggiungere che le tendenze che verranno descritte si sono sviluppate, negli umani, con lo stanzialismo consequenziale alla nascita dell’agricoltura: lavoro, possesso, energia da ripagare, potere e gelosie che tra i promiscui nomadi non avevano modo di esistere.
Secondo gli studi di D.M. Buss, i maschi, nella ricerca della partner fissa, sono:
-più attratti dalla età giovanile, per la garanzia di maggior potenziale riproduttivo e di tempo ed energie efficaci per lo svezzamento, nonché dall’aspetto, in quanto ampiezza del bacino e seno prosperoso “rassicurano” sulle gestazione e sull’allattamento;

-più attratti dalla tendenza alla castità (reale o presunta che sia) della partner, per ridurre le probabilità, e quindi le preoccupazioni per rivali sessuali, di non essere il padre dei figli da essa generati;

-più gelosi dell’infedeltà sessuale della partner, sempre per il rischio di dover investire risorse per sostenere cromosomi non derivanti da sé;

-più tolleranti nei confronti dell’infedeltà sentimentale della partner, in quanto se la propria donna è coinvolta sentimentalmente con un altro, sarà probabilmente proprio quest’ultimo a dover investire risorse sugli eventuali figli di quella donna e, semmai, pure di quelli non propri, ma già nati dal precedente legame di lei. In tal modo, all’abbandonato sarebbe comunque garantito che i propri cromosomi vengano ben propagati anche attraverso la tutela dei suoi figli allevati da un altro.

Per D.M. Buss, le femmine, invece, nella ricerca del partner fisso sono:
-più attratte dalle evidenze delle risorse che il maschio ha la capacità di offrire per sostentare e propagare adeguatamente i cromosomi provenienti dalla compagna, e meno attratte dall’aspetto e dal potenziale riproduttivo, cosa quest’ultima che, oltre a non essere, come intuibile, necessaria, aumenterebbe il rischio di essere abbandonata per un’altra;

-più gelose dell’infedeltà sentimentale. Questo perché un maschio, coinvolto sentimentalmente con un’altra donna, potrebbe investire molte delle sue risorse materiali con i figli che potrebbe avere con questa, riducendo la disponibilità nei confronti dei cromosomi provenienti dalla femmina abbandonata;

-più tolleranti nei riguardi dell’infedeltà sessuale, in quanto non corrono alcun rischio di allevare figli che non possano essere i propri.

Uno degli effetti più clamorosi di questo vortice di interessi cromosomici è il rito conciliatorio del corteggiamento: esso, soprattutto se prolungato, attraverso il fatto che la femmina non cede facilmente, “garantisce” il maschio nella sua necessità di una partner fedele,  mentre, di contro, serve alla femmina per constatare quanto l’interesse del maschio sia talmente elevato da sopportare la frustrazione, la quale può essere indice di affidabilità. L’auto-inganno umano è sconcertante; in tanti ripercorrono il periodo del corteggiamento come le fasi indimenticabili e sublimi del loro rapporto, trascurando che di “vero amore” per l’altra persona ve ne è sempre stato ben poco, essendo piuttosto il tutto centrato sull’interesse dei propri cromosomi da salvaguardare nei futuri figli.
Tutte queste considerazioni vogliono ulteriormente spingere a riflettere su come molte inquietudini relative ai rapporti di coppia potrebbero avere una potente matrice genetico-evolutiva, di cui i “portatori” possono essere del tutto ignari. In fondo, da quando siamo stanziali, e quindi lavoratori-consumatori-riproduttori, accaparratori di spazio vitale e gelosi del nostro partner, si sono palesati meccanismi biologici legati, per i maschi, alla necessità di sapere che i costi psichici e materiali relativi allo svezzamento della prole siano con certezza devoluti a cromosomi derivati da sé, e per le femmine al fine che le proprie perpetuazioni genetiche siano con certezza protette psichicamente e materialmente da un padre affidabile. Il motivo principale per cui molte donne libere “puntano” su uomini sposati sta nel fatto che questi, per l’appunto, hanno un “curriculum” di grande affidabilità, tanto più qualitativo quanto meno facilmente mollano la moglie e gli eventuali figli.



     *Le “naturali” tendenze del mondo delle femmine, nella civiltà del possesso, fanno sì che molte si “concedano”, per mettere su casa e figli, scimmiottando sentimenti

     Le donne si vivono loro stesse come contropartita di un’offerta di status sociale quanto meno accettabile. Molti maschi che ad esse hanno poco da offrire, o che da esse ben poco, umanamente, ricevono, sono i frustrati che vanno a puttane, alimentando quello che si dice, a giusta ragione, essere il mestiere più antico del mondo, ma del mondo degli ignobili “stanziali”, non certo di quello delle ancestrali nobili tribù promiscue dei cacciatori-raccoglitori nomadi. La prostituzione non ci sarebbe se non esistesse l’istituzione innaturale e frustrante della famiglia, frutto sempre delle società del lavoro e della proprietà; finirebbe la compra-vendita del sesso se le femmine “per bene”, invece di offrire il loro corpo e le loro migliori attenzioni al maschio psico-materialmente più affidabile della propria cerchia di conoscenze, interagissero in una vera intimità intellettiva, sia con quel che di buono può esserci in maschi poveri o “inaffidabili”, sia con i propri ufficializzati compagni di vita. D’altronde, il fatto che a “utilizzare” le prostitute siano anche tanti i maschi ammogliati dimostra quale sia la profondità, il piacere e la naturalezza di tante apparentemente felicissime unioni matrimoniali, nonché, in genere, delle utopistiche e vacue aspettative, del tutto contro-Natura, del rapporto a due.
Per un maschio, sentirsi dire da una donna “Ti amo, sei l’uomo della mia vita” non dovrebbe affatto essere un motivo di vanto, poiché una femmina, pur di riprodursi e di sostentare al meglio la propria prole, come evidenziato da M. Donnarumma, non rischia nulla: si accoppia con il maschio caratterialmente ed economicamente più affidabile della propria cerchia di conoscenze, scartando, almeno come partners fissi, maschi più attraenti e coinvolgenti, ma continuando, seppure già accoppiata e madre, incessantemente a “selezionare” non solo potenziali compagni di vita, ove mai fosse necessario rimpiazzare il prescelto, o nel caso qualcuno dei selezionati si mostrasse ancor più indefessamente “affidabile”, ma anche nuovi “candidati” riproduttori.
La Maria che aspetta un figlio, insieme al Giuseppe che non lo ha concepito, ma che deve credere sia comunque suo figlio, è una potente fonte di persuasione religiosa tesa a mantenere su, a tutti i costi, l’idea socialmente necessaria della famiglia e della sua graniticità.
Di contro, per una femmina non dovrebbe divenire un trauma l’allontanamento fisico, o quantomeno mentale, del partner proprio nel periodo in cui da esso è stata ingravidata: il maschio, compiuta la “com-missione” affidatagli dalla Natura, inconsapevolmente è già pronto, come soldatino sull’attenti, per nuovi ordini.
Con questa disanima non si vuol spoetizzare la “magia” degli incontri, ma giungere a una maggiore consapevolezza di ciò che spesso realmente muove, determina ed emoziona l’esistenza degli esseri umani. Ciò potrebbe rendere tutti un po’ meno illusi e, quindi, meno soggetti a tracolli psicofisici. La possibilità di vedere da un’altra prospettiva, un po’ più realistica, le matrici di certi sentimenti, potrebbe indurre a pretendere, sia da parte femminile che maschile, di meno dal partner, per la propria realizzazione esistenziale, e di più da se stessi.


*La promiscuità sessuale è del tutto naturale: più che domandarsi perché ci si tradisce, bisognerebbe chiedersi perché non ci si tradisce

Nel momento in cui si vive l’altro in funzione dello scopo cui si vuole arrivare, il rapporto è finalizzato e falsato e, dunque, vacuo e foriero di tensioni di possesso e di auto-affermazione che incidono sullo stato estetico-salutare; se, invece, reciprocamente ci si vive come individui nella propria totalità, e senza altro fine che condividere le rispettive essenze, la sensibilità, verso l’essere attratti da altri, si condivide con complicità.
Nelle coppie ci si stanca l’un dell’altro, non perché l’altra “metà” non valga più niente, ma per la  semplice necessità della Natura che spinge verso nuovi individui per aumentare le probabilità di variabilità genetica e di progenie sana e resistente.  Nell’ambito di una relazione ognuno di noi dovrebbe addirittura predisporsi a “lasciare” l’altro se non ci tiene al corrente delle sue inevitabili relazioni “extra”, anche sessuali, e bisognerebbe arrivare a pretendere che questa condizione si verifichi.  Uno stato di cose, invece, ove ognuno dei due sa o pensa che ci sia una cosiddetta fedeltà dell’altro, dove i partners non si decidano a condividere la propria “inaccettabile” Ombra, finisce col non avere alcun senso e sarebbe un rapporto da chiudere in tutta fretta.
In molte coppie, paradossalmente, ci si nasconde i tradimenti reciproci per non essere lasciati dal partner, intuendo che questi sfrutterebbe l’evento come pretesto, non aspettando altro, per chiudere la “relazione”.

*La vita in comune e le ansie correlate sviliscono, attraverso anomalie biochimiche, le potenzialità estetiche e psichiche degli individui

     Investire la propria vita in un insieme di compromessi e rinunce, chiamato “amore”, può rendere vittime dell’idealizzazione del partner e dell’amor proprio, allontanando e occultando sempre più la parte di sé più determinante da sviluppare. Prender coscienza di ciò che, inevitabilmente, spinge dalle profondità cellulari gli organismi umani, può rendere più tolleranti in generale e più cultori di se stessi, con la conseguenza di non vivere, come spesso accade nei rapporti di coppia, la stessa persona, inizialmente, come se fosse un essere sovrannaturale capitatoci a mo’ di manna dal cielo e, col tempo, in una spirale delirante di aspettative reciproche, quale il peggiore affare che il fato potesse rifilarci per distruggere la nostra esistenza. Gli effetti deleteri di anni di convivenza subìta, la proiezione, sul partner, delle proprie problematiche irrisolte, l’illusione del fatto che la propria serenità dipenda da un altro essere, sono gli stati d’animo alla base di alterazioni ormonali, come quella descritta del cortisolo, o respiratorie, responsabili di tante deformazioni estetiche e di molteplici patologie, ben riscontrabili nelle famiglie occidentali. 
Se accoppiarsi è, come rilevato da E. Fromm, trovare un rifugio a un insopportabile senso di solitudine, si finisce con il formare e l’idealizzare un’alleanza a due contro il mondo, e questo egoismo a due viene scambiato per amore e intimità, che, invece, prima o poi, attraverso un rimbalzo di proiezioni, si riveleranno essenze ben vacue e renderanno il contatto una fucina di conflitti. Essere nella testa dell’altro, permearne indissolubilmente i pensieri, non è assolutamente identificabile con l’esclusività del possesso sessuale o materiale, i quali fenomeni appartengono strettamente a una matrice riproduttiva che, per quanto naturale e fondamentale, è rivolta all’evoluzione e alla protezione cromosomica e, proprio per questo, proiettata al futuro. Come in tutte le cose che si vivono in funzione di ciò che sarà, l’ansia, le turbative e il malessere possono incunearsi e cementarsi.
L’essere veramente insieme è nel piacere del presente di anime sole, forti e asessuate, capaci di elevarsi, di tanto in tanto, a individui, al di là delle pulsioni riproduttive che la vita impone e alle quali è forse impossibile e insano cercare di sfuggire, ma da cui non è certo insormontabile distaccarsi come osservatori esterni e, pur emozionati da tale incessante e inarrestabile flusso, trovare il potere di immortalarsi insieme all’altro nel quieto e sublime istante del bastare a se stessi.

TRATTO DAL LIBRO: 
DIETA BIO-SOFICA - NUTRIRE IL PROPRIO ANIMO E IL PROPRIO CORPO 
di Giovanni Moscarella - Edizioni Mediterranee - Roma - 2010




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