Dr. Giovanni Moscarella - Nutrizionista - Napoli - www.nutrirsi.net

domenica 15 luglio 2018

GRASSO E TEMPI CHIMICI


PER ELIMINARE GRASSO CORPOREO,
SENZA DEBILITARE LA DETERMINANTE MASSA MAGRA, 
SONO NECESSARI PARTICOLARI “TEMPI CHIMICI”

*I grassi si bruciano al fuoco dei carboidrati. L'ossalacetato che deriva dai carboidrati innesca l'ossidazione del grasso fino ad anidride carbonica e acqua
Si consideri che per eliminare 1 chilo di grasso bisogna bruciare circa 9mila Calorie e che le molecole di grasso si bruciano in modo efficace e completo sempre insieme ai carboidrati, i quali sono, anzi, il principale carburante: questi, quindi, in proporzione, se la nutrizione è adeguata, vengono consumati in maggiore quantità rispetto ai grassi, evitando di bruciare proteine.  Si può ipotizzare che con una nutrizione che soddisfi i reali fabbisogni individuali, e che, pertanto, faccia sì che non vengano utilizzati aminoacidi come fonti di energia, perché si bruci 1 chilo di grasso si debbano bruciare circa 3 chili di carboidrati, i quali, in gran parte, possono provenire solo dall’alimentazione, così come le indispensabili proteine che concorreranno come attivatori delle stesse reazioni che renderanno energia dalle molecole di carboidrati e di grassi. Considerando che 1 chilo di carboidrati contiene circa 4mila Calorie, per bruciare 9mila Calorie in grasso se ne dovrebbero bruciare intorno alle 12mila in carboidrati. Dunque, se la nutrizione è adeguata, e quindi tale da non far richiedere e consumare proteine per ricavare energia, la riduzione di 1 chilo di grasso corrisponderebbe a un consumo di circa 21mila Calorie. Valutando che un attivo e sano consumo calorico giornaliero, a seconda delle individualità, può aggirarsi tra le 2mila e le 3mila Calorie, ne consegue che perdere grasso richiede il suo tempo; per cui, per far sparire dai 2 ai 4 chili di grasso corporeo ci vuole circa un mese. Inoltre, ciò avviene solo se la nutrizione non presenta carenze.

Se in un mese si riduce il peso di 6-8 chili, o più, è altamente probabile (e rilevabile mediante bio-impedenziometria, oltre che a occhio e tramite sensazioni di fame o spossatezza o nervosismo particolari) che la nutrizione sia deficitaria; in tali casi, almeno la metà di questi chili sarà rappresentata da densità ossea, massa muscolare, tono cutaneo e degli organi interni, in quanto una certa quota dei costituenti delle proteine, gli aminoacidi, verrà dirottata come combustibile. Questa condizione debilitante stimolerà in modo incontrollabile la fame: la persona finirà col cedere prima o poi a questa pressione cellulare e, mangiando di più, vedrà risalire il peso. A questo punto il povero soggetto ignorante si convincerà che il suo specialista aveva ragione a dirgli che doveva mangiar poco e che se avesse mangiato di più il peso sarebbe aumentato di nuovo, e ritornerà a pagare per farsi “controllare”,  non creandosi né una base fisiologica stabile né una capacità di auto-gestione.

*L’apparente magrezza è sicura bruttezza
Per quei pochi invasati che, dopo una dieta restrittiva, riescono a resistere stoicamente agli assalti della fame, continuando a iponutrirsi pur di mantenere un peso basso e una “gruccia corporea” su cui far ben cadere abiti di piccola taglia, si prospetta una caduta funzionale foriera di patologie e di crolli nervosi, oltre alla necessità del dover restare sempre ben vestiti per evitare che, insieme allo stomaco di chi li osserva, comincino a volteggiare, nei paraggi, mosche e avvoltoi. 


*L’ansia di tempi di risoluzione brevi è un boomerang devastante
Il primo nemico, per tutti, della speranza di eliminare le condizioni di eccedenza di grasso o gli stati patologici, è l’aspettativa, sia dei sanitari, sia dei diretti interessati, che le risoluzioni avvengano in tempi brevi: il fattore di idealizzazione “tempo” è un veleno per la lucidità mentale, sia di chi dovrebbe aiutare gli altri, sia e soprattutto di chi dovrebbe essere tirato fuori dai pasticci. Se il tempo viene vissuto con coscienza e conoscenza della propria fisiologia, cioè con riflessione e distacco, e non scandito da ansiosi e illusionistici monitoraggi, cambia tutto, perché, spontaneamente, si tenderà a ricercare i motivi, del tutto soggettivi, dei disturbi estetico-funzionali e a sperimentarne pazientemente gli idonei e definitivamente risolutivi rimedi in un clima non di consumistica e “spaventapasseristica” frenesia “terapeutico-repentinistica”, ma di “oculata semina” che consideri la tendenza degli organismi a benefiche trasformazioni non “a salti”, ma graduali, le quali, come visto, sono le risultanti di una integrata e complessa serie di potenzialità e caratteristiche biochimiche che, se ignorata, sarà 
cagione di patologie, reiterati ingrassamenti e frustrazione. 

Tratto dal libro di Giovanni Moscarella "DIETA BIO-SOFICA - Nutrire il proprio animo e il proprio corpo" - Edizioni Mediterranee - Roma