Dr. Giovanni Moscarella - Nutrizionista - Napoli - www.nutrirsi.net

venerdì 21 dicembre 2012

Consigli Pre-Natalizi


Non pensare che i pasti natalizi facciano ingrassare a priori.

 "Chi proviene o chi rientra in una nutrizione che rispetti i propri fabbisogni nulla ha da temere di effetti negativi causabili da bagordi alimentari."


Per chi non ha ricevuto la newsletter del sito www.nutrirsi.net, oppure  non è ancora iscritto, ricordo alcuni punti che potranno essere utili per il periodo festivo.


  • Prima di un cenone, non saltare il pranzo. Anzi fallo consistente e completo. In tal modo non solo avrai meno fame la sera, ma assorbirai molto meno di ciò che mangerai e sarai in grado di smaltire eventuali eccessi grazie a una migliore funzionalità generale;

  • Il giorno dopo un cenone fai sempre una colazione robusta, anche se non avverti troppa fame. Sarà proprio ciò che mangi la mattina a permettere di utilizzare la riserva di grasso.


  • eventuali avanzi natalizi, consumali soprattutto tra colazione e pranzo e meno dal pomeriggio in poi. Il metabolismo è più attivo nelle ore mattutine, più lento è, invece, di sera.

     Buone feste, dal Dott. Giovanni  Moscarella 

martedì 20 novembre 2012

Perché è importante conoscere la "biodisponibiltà" degli alimenti

Quando consumiamo un alimento o una bevanda, i nutrienti contenuti vengono rilasciati dalla matrice, assorbiti dal sangue e trasportati ai rispettivi tessuti. Tuttavia, non tutti i nutrienti possono essere utilizzati allo stesso modo. In altre parole, essi differiscono nella loro biodisponibilità.
Essa si riferisce alla proporzione di un nutriente che viene assorbito dalla dieta e usato per le normali funzioni dell’organismo.
Generalmente i dati riportati nelle comuni tabelle nutrizionali ci dicono quanti nutrienti sono contenuti in un determinato alimento, ma non ci forniscono alcuna informazione sulla biodisponibilità di queste sostanze. 
Così, ad esempio, 100 grammi di spinaci contengono quantitativi di ferro circa due volte superiori rispetto a quelli presenti in un'analoga quantità di carne bovina.
La biodisponibilità, tuttavia, è notevolmente superiore per il ferro di origine animale (20-25%) rispetto a quello ricavato da fonti vegetali (3-5%).
Essa  è regolata da fattori interni ed esterni.
I fattori esterni comprendono la matrice alimentare e la forma chimica del nutriente in questione, mentre il genere, l’età, lo stato del nutriente e lo stadio della vita (ad es. gravidanza) sono tra i fattori interni.
Per quanto riguarda la cottura, questa ha un'azione generalmente positiva sulla biodisponibilità dei macronutrienti, in quanto aumenta la digeribilità degli amidi e delle proteine.
I grassi, invece, specie quando vengono esposti ad alte temperature subiscono un processo di degradazione che ne limita la biodisponibilità.
Per le vitamine ed altri micronutrienti, in genere si hanno perdite notevoli nell'acqua di cottura e degradazioni legate al calore.
I minerali, a differenza delle vitamine, non vengono alterati dalla cottura o dalla luce, ma vengono facilmente eliminati con le urine, con il sudore e con le feci.  I nutrienti possono interagire tra loro o con altri componenti della dieta al sito di assorbimento, provocando sia un cambiamento nella biodisponibilità sia – se i promotori e gli inibitori si eliminano a vicenda – un effetto nullo. I promotori possono agire in modi differenti come mantenere un nutriente solubile o proteggerlo dall’interazione con gli inibitori.
Per esempio, dato che i carotenoidi sono liposolubili, aggiungere piccole quantità di grasso o olio al pasto (3-5 g per pasto) migliora la loro biodisponibilità .
Anche la vitamina C è un potente ‘promotore’, essendo in grado di aumentare l’assorbimento di ferro di due o tre volte.
Il lattosio presente nel latte favorisce l'assorbimento di calcio, mentre l'acido fitico, gli ossalati ed i tannini lo riducono. La vitamina D esalta l'assorbimento di calcio, fosforo e magnesio.
Contrariamente abbiamo gli "inibitori", che  legando il nutriente  in una forma non riconosciuta dai sistemi di assorbimento sulla superficie delle cellule intestinali,  rende il nutriente insolubile e quindi indisponibile per l’assorbimento,competendo per lo stesso sistema di assorbimento.
La raffinazione delle farine priva gli alimenti derivati, di buona parte del contenuto vitaminico e minerale.
Un altro problema tipico dei minerali è che alcuni condividono gli stessi meccanismi di assorbimento, per cui un elevato apporto di uno riduce la biodisponibilità di altri.
 Un elevato apporto di zinco, ad esempio, può ridurre l'assorbimento di rame e così via; l'eccesso di ferro, invece, può limitare l'assorbimento di zinco.
L'acido ossalico (contenuto soprattutto negli spinaci, nel cacao, nelle barbabietole e nei cavoli), l'acido fitico (cereali integrali, legumi, frutta secca) ed i tannini (tè) lo riducono.
Capire la biodisponibilità di un nutriente aiuta ad ottimizzare le diete e a stabilire gli apporti appropriati dei nutrienti.
Essa è una parte fondamentale degli studi sulla nutrizione  della  Dieta Biosofica®.

martedì 13 novembre 2012

SEMINARIO: Mezzi per il "CONTROINVECCHIAMENTO"


Venerdì 16 novembre - Ore 18.30

Nutrizione, Psicologia Sociale e Attività Motoria contro la "degenerazione funzionale ed estetica dei tessuti".
Intervengono Giovanni Moscarella, Giuseppina Maiale e Stefania De Biase. 
Costi: euro 10. 
Sarà offerto spuntino e materiale informativo sugli argomenti delle integrate discipline. 

Per prenotarsi, telefonare allo 081 41 62 75 
o scrivere a 
Presso Studio Dr. Giovanni Moscarella sito in
 VIA A. SCARLATTI, 105 - NAPOLI 

domenica 14 ottobre 2012

Il "mal di glutine"

I prodotti pane, pasta, etc. a base di cereali, sebbene vengano visti prevalentemente come una fonte di carboidrati (complessi), sono costituiti anche da un 10- 16% di proteine. La caratteristica unica di queste proteine del frumento, dell'orzo, della segale e dell'avena è che contengono una quantità stratosferica di proline e glutamine (di qui il nome "prolamine").
 Sono proteine generalmente riconosciute di qualità scarsa, per lo squilibrio relativo tra le varie quantità di aminoacidi (alcuni aminoacidi essenziali sono assenti o quasi).
 Le prolammine tossiche nella celiachia prendono il nome di "glutine".
Esse sono la gliadina (presente nel frumento), l'ordeina (presente nell'orzo), la secalina (presente nella segale), l'avenina (presente nell'avena). 
Riso, miglio e mais, avendo proteine con una distribuzione di aminoacidi diversa dagli altri cereali (elevato contenuto in alanina e leucina, basso in glutamina e prolina), non hanno prolammine o, nel caso del mais, non quelle tossiche nella celiachia. 
 La seguente tabella riporta una scala di tossicità delle varie prolammine deleterie nella celiachia, ricavata in base ad osservazioni cliniche e di laboratorio: 

 
 E veniamo ora a descrivere la situazione chiamata celiachia, che riguarda la gliadina (un sottoprodotto dei peptidi opioidi del glutine). Ad un certo punto dell'assedio glutinoso (la peptidìa può avere durata anche pluri-decennale prima di maturare in celiachia), si raggiunge la fase di iperattivazione della transglutaminasi, un enzima presente sulla lamina propria della mucosa intestinale programmato per rimanere tranquillo quanto più a lungo possibile.
Controvoglia, la transglutaminasi è chiamata ad iniziare un lavoro di smantellamento delle proteine glutinose: tutti gli altri principali avamposti di difesa sono rimasti sguarniti e la transglutaminasi rappresenta l'ultimissima linea di difesa per barricare il cromosoma dall'assedio glutinoso. Sfortunatamente le risorse a livello di transglutaminasi non sono infinite e in determinate condizioni di ipofunzionalità (pH, ambiente digestivo, etc.) nemmeno questo baluardo riesce più ad ultimare il lavoro di smantellamento del glutine ad aminoacidi. A seguito del collasso funzionale della transglutaminasi, elevate concentrazioni di gliadina derivanti dai peptidi opioidi del glutine si formano ad un passo dall'accesso diretto al cromosoma umano! Ed è il cromosoma che ha la facoltà, in determinate condizioni di immunosoppressione, di innescare reazioni autoimmuni.
Nel cromosoma di molti di noi (il 40% della popolazione) c'è una nicchia che sembra fatta apposta per l'innesco dell'autoimmunità da parte della gliadina.
Quando il frammento non smantellato della gliadina si incastra nella nicchia del cromosoma con elevata affinità inizia la produzione degli anticorpi contro il glutine (IgA e IgG anti-gliadina) e degli anticorpi tipici celiaci contro i nostri stessi tessuti (IgA e IgG anti-transglutaminasi, IgA e IgG anti-endomisio, anticorpi anti-reticolina).
Una volta che c'è la specificità (celiachia genetica o potenziale), ci sono una serie di livelli soglia di attivazione, ognuno dei quali corrisponde a fenomeni pre-celiaci a livello dei villi intestinali
("Marsch 1", ovvero pre-infiltrazione, "Marsch 2", ovvero infiltrazione, "Marsch 3", ovvero iperplasia,
 "Marsch 4", ovvero distruzione); l'ultimo di questi stadi, "Marsch 5", corrisponde all'atrofia dei villi.
 È così che matura la situazione in cui l'organismo non arriva più in fondo al suo lavoro e, invece di avere  solo aminoacidi come prodotti finali della degradazione del glutine, ci sono anche frammenti indisciolti, i peptidi opioidi, ovvero lunghissime catene di aminoacidi non liberati.
 Chiameremo questa situazione "peptidìa".
 In questo percorso dalla peptidìa alla celiachia, l'organismo registra sconfitte su sconfitte davanti alla sempre più invadente e fastidiosa realtà della nuvola di peptidi opioidi glutinosi, fino ad arrivare a forme di pre-celiachia (senza atrofia dei villi), in cui si verificano isolati episodi celiaci intervallati da lunghi periodi di calma apparente.
 Il peregrinaggio verso diversi specialisti medici dei pazienti con celiachia in via di progressione dura in media 20 anni e più secondo Hankey [1994] prima che si arrivi alla diagnosi, e con essa all'adozione del regime senza glutine che determina la risoluzione dei sintomi e la normalizzazione di tutti gli alterati parametri ematici. Una donna che da piccola aveva avuto ripetuta Il problema della reazione celiachia, posto in termini biochimici, è l’impoverimento progressivo dell’autonomia dell'apparato digestivo dei mammiferi relativamente alla capacità di idrolizzare i legami ammidici (le glutamine) quando sono adiacenti a residui di prolina.
 Perché le prolamine del mais (zeina) non sono tossiche per il celiaco, l'avenina è solo debolmente tossica e la gliadina ha la massima tossicità?
 Recenti studi hanno messo in relazione i vari gradi di tossicità per il celiaco delle diverse prolammine con la crescente concentrazione, a partire dall'avena via via fino al frumento, di un particolare segmento (di cui è molto ricco la alfa-gliadina, molto molto meno l'avenina, la zeina non lo contiene affatto) in cui prolina e glutenina sono ad una certa distanza tra di loro (molto vicine) per cui non riescono ad essere deamidate dall'enzima specifico [Arentz-Hansen 2000, Vader 2002, Sollid 2002].
Le complesse glutamine del glutine si differenziano da ogni altra forma di cibo per la loro particolare composizione e perché il loro consumo determina un'aumentata attività enzimatica del pancreas (come se il suo smaltimento rappresentasse una sfida impegnativa, uno stress fisiologico [Ikegami 1975, Camus 1980, Rabsztyn 2001]), seguita da una progressiva riduzione della funzione degli enzimi proteolitici (lisi delle proteine) e degli enzimi di degradazione dei peptidi [Carroccio1997].
 La maggior parte dei manuali Medici contengono ancora la dicitura che 1 individuo su 1000 sviluppa
celiachia.
 Questa affermazione è un residuato degli anni sessanta. Un decennio prima il termine
celiachia non esisteva proprio (e cioè la medicina convenzionale non ammetteva che uno potesse
ammalarsi per il fatto di consumare glutine).
L'evidenza di alcuni pionieri [Gee 1889, Dicke 1948]
mostrò che c'era un quadro ben preciso (diarrea, enteropatia infantile accompagnata principalmente
da malassorbimento, ritardo della crescita e suscettibilità ad infezioni) e con i nuovi strumenti della
biopsia intestinale negli anni cinquanta la conferma era affidata alla biopsia, appunto nei bimbi con
il suddetto quadro celiaco.
Nel corso degli anni ottanta è diventato possibile usare i test sul sangue per testare sia la presenza
degli anticorpi contro i frammenti glutinosi (anti-gliadina), sia di quelli che si sviluppano nella
celiachia contro le strutture della mucosa gastrointestinale (anti-endomisio, anti-transglutaminasi,
etc.).
All'inizio degli anni novanta molti ospedali, prima in Europa e poi in America, furono dotati dei kit
per lo screening celiaco nel sangue e in questo modo si scoprì che anche gli adulti e pazienti che non
presentavano affatto il quadro classico celiaco potevano avere positività ematica celiaca e, se si
andava a vedere con la biopsia, avevano anche l'atrofia dei villi.
Quello che mangiamo detta le regole.
Il frumento ha un nome in sanscrito che significa il "cibo dei mediocri", i saggi degli antichi scritti
sanscriti non esitarono a segnalare l'inferiorità di questo chicco particolare (e non solo dal punto di

vista della squilibrata composizione in aminoacidi).
 Ma poi i "mediocri" proliferarono, si organizzarono e fecero fuori le foreste. E quando ebbero finito in Europa, i"mediocri" continuarono anche in America, radendo al suolo le foreste degli indiani per instaurare il regno del frumento anche lì e in qualunque altro Eden dove l'uomo aveva scelto di rimanere prevalentemente raccoglitore-cacciatore aiutato in questa scelta da un rapporto privilegiato con la natura, il senso di felicità e di legame con gli antenati.
Questa è la nostra storia, abbiamo preso "il cibo dei mediocri", il frumento, e lo hanno reso quanto più possibile glutinoso (ancora più mediocre), mediante ibridazioni successive.
Nel primo trentennio del ventesimo secolo una classe di tecnologi si applicò tanto da intensificare
ulteriormente la glutinosità. Poi arrivarono Muller e Stadler [1927] che fecero capire che prima che le radiazioni rendano una pianta sterile, in particolare l'orzo e il frumento, se il materiale genetico viene sottratto dall'esposizione poco prima del danno irrimediabile, possiamo avere nuovo materiale genetico, "mutante", e ciò vale anche per gli esseri animali o per l'uomo; il chè fruttò un premio Nobel a Muller nel 1946.
 E così iniziò la corsa ai mutanti coltivabili del frumento, a partire dagli anni Sessanta il frumento prima è stato "nanizzato" e poi reso più glutinoso (frumento "Creso").
I risultati di queste drammatiche modificazioni subìte dal frumento negli ultimi decenni sono stati
registrati da Iaccarino [2004], il quale documenta che gli aumenti di glutinosità sono coincisi con un
peggioramento del rapporto relativo degli aminoacidi, che era abbastanza sbilanciato già in
partenza.


fonte : "Mal di glutine, di Lorenzo Acerra"

giovedì 6 settembre 2012

Vitamine e nutrienti, quello che assumiamo sono sufficienti?

La "demonizzazione" sull' utilizzo degli integratori vitaminici, ha portato come sempre ad una paura eccessiva o addirittura a considerarli "dannosi" per il nostro organismo, grazie a certi studi "costruiti a tavolino" che ne hanno dichiarato la "tossicità".
Come sempre, si cerca di reprimere le evidenze scientifiche che decine di studi in tutto il mondo  ne hanno confermato  invece l'efficacia.
Forse perchè le lobby farmaceutiche e parte di quelle mediche, non gradiscono il fatto che le  proprietà preventive e curative di vitamine, nutrienti e piante, possano ridurre, se non eliminare del tutto l'utilizzo di farmaci chimici, e quindi ridurre in maniera consistente gli introti miliardari nelle loro tasche.

Nel giugno 2011, sulla prestigiosa rivista FASEB (The Journal of the Federation of American Societies for Experimental Biology), il Professor Bruce Ames, emerito a Berkley e Joyce McCann, hanno pubblicato un articolo completo sulle proprietà curative di vitamine e altri nutrienti.
In particolare Ames da anni studia l'interazione delle vitamine nella complessa macchina biochimica del nostro corpo, evidenziandone il pericolo per l'essere umano in caso di carenze anche lievi ma croniche, denominate appunto Long latecy deficiens.
Carenze che non causano la pellagra (malattia causata dalla carenza o dal mancato assorbimento di vitamine del gruppo B),  o scorbuto (malattia causata dalla carenza o dal mancato assorbimento di vitamina C), molto diffuse tra il  XVIII ed il XIX secolo, ma che a lungo andare incidono sulla nostra macchina biochimica al punto tale da ridurre la capacità di "autoriparazione del DNA e quindi il favorire l'insorgere di numerose malattie e non ultimo anche l'obesità, in quanto la mancata efficienza metabolica tenderà a far  accumulare più grassi del dovuto.
Pertanto per un dimagrimento efficace, oltre che di un programma nutrizionale adeguato, si avrà bisogno anche di assunzione vitaminiche integrate (meglio se a base naturale), dato  che i soli alimenti disponibili sul mercato, grazie anche alle colture intensive, la manipolazione OGM, pesticidi e quant' altro,  hanno ridotto al minimo la presenza vitaminica e minerale.





mercoledì 1 agosto 2012

Salvando il "colesterolo", salveremo noi stessi

"Noi medici con tutta la nostra formazione, la conoscenza e l’autorità spesso acquisiamo un ego piuttosto grande che tende a rendere difficile ammettere che abbiamo torto. Così, eccomi qui. Ammetto di aver sbagliato. Da cardiochirurgo con 25 anni di esperienza, dopo aver effettuato oltre 5.000 interventi chirurgici a cuore aperto, oggi è il mio giorno per riparare al torto fatto come medico e scienziato."(Dr. Dwight Lundell)


                                   
Ho studiato per molti anni con altri medici importanti etichettati come “opinion makers” (autorità del settore). Bombardati continuamente dalla letteratura scientifica, frequentando seminari di formazione, noi professionisti, abbiamo insistito che le malattie cardiache sono semplicemente il risultato della presenza di colesterolo nel sangue.
L’unica terapia accettata era prescrivere farmaci per abbassare il colesterolo e una dieta che limita fortemente l’assunzione di grassi. La limitazione di quest’ultimo, naturalmente, abbiamo creduto potesse far abbassare il colesterolo e quindi le malattie cardiache. Deviazioni da queste raccomandazioni sono sempre state considerate eresia e potrebbero apparire come negligenza medica.
Non funziona!
Queste raccomandazioni non sono più scientificamente e moralmente difendibili. La scoperta pochi anni fa che l’infiammazione della parete arteriosa è la vera causa delle malattie cardiache, sta lentamente portando ad un cambiamento di paradigma nel modo in cui le malattie cardiache e altre malattie croniche saranno curate.
Le raccomandazioni dietetiche, a lungo termine, hanno creato epidemie di obesità e diabete, le cui conseguenze fanno impallidire qualsiasi piaga storica in termini di mortalità, sofferenza umana e disastrose conseguenze economiche.
Nonostante il fatto che il 25% della popolazione prende costosi farmaci che contengono statine e nonostante il fatto che abbiamo ridotto il contenuto di grassi della nostra dieta, più americani moriranno quest’anno di malattie cardiache rispetto al passato.
Le statistiche dell’American Heart Association mostrano che 75 milioni di americani soffre di malattie cardiache, 20 milioni hanno il diabete e 57 milioni hanno pre-diabete. Questi disturbi colpiscono le persone sempre più giovani in numero maggiore ogni anno.
In poche parole, senza un’infiammazione presente nel corpo, non c’è modo che il colesterolo si accumuli sulla parete del vaso sanguigno causando così malattie cardiache e ictus.
Senza l’infiammazione, il colesterolo è libero di muoversi in tutto il corpo come natura vuole. E’ l’infiammazione che causa l’accumulo di colesterolo.

L’infiammazione non è una cosa complicata – è semplicemente una difesa naturale del corpo ad un invasore estraneo, come tossine, batteri o virus. Il processo di infiammazione è perfetto nel modo in cui protegge il corpo da questi invasori batterici e virali. Tuttavia, se esponiamo frequentemente il corpo ai danni da tossine o alimenti che il corpo umano non è stato progettato per elaborare, si verifica una condizione chiamata infiammazione cronica. L’infiammazione cronica è nociva tanto quanto l’infiammazione acuta è benefica.
Quale persona ragionevole vorrebbe intenzionalmente esporsi ripetutamente ad alimenti o altre sostanze che sono note per causare lesioni al corpo? Beh, forse i fumatori, ma almeno hanno fatto questa scelta volontariamente.
Il resto di noi ha semplicemente seguito i consigli della dieta tradizionale a basso contenuto di grassi e ad alto contenuto di grassi polinsaturi e carboidrati, non sapendo che stavamo causando lesioni ripetute ai nostri vasi sanguigni. Queste lesioni creano un’infiammazione cronica che porta a malattie cardiache, ictus, diabete e obesità.
Lasciatemelo ripetere: le lesioni e l’infiammazione dei nostri vasi sanguigni sono causate dalla dieta a basso contenuto di grassi raccomandata per anni dalla medicina tradizionale.
Quali sono i maggiori colpevoli dell’infiammazione cronica? Molto semplicemente, sono il sovraccarico di carboidrati semplici e altamente trasformati (zucchero, farina e tutti i prodotti derivati) e l’eccessivo consumo di omega-6, oli vegetali come soia, mais e girasole, che si trovano in molti alimenti trasformati.
Provate a pensare di strofinare ripetutamente con una spazzola rigida la nostra pelle morbida finché non diventa tutta rossa e quasi sanguinante. Pensate di fare questo più volte al giorno, tutti i giorni per cinque anni. Se si potesse sopportare questa dolorosa spazzolatura, si arriverebbe ad avere un’area gonfia, sanguinante e
infetta che si aggrava dopo ogni ripetuto attacco. Questo è un buon modo per visualizzare il processo infiammatorio che potrebbe essere in corso nel vostro corpo in questo momento.
Il processo infiammatorio è lo stesso, indipendentemente da dove avviene, esternamente o internamente. Io ho guardato dentro migliaia e migliaia di arterie. La parete di un’arteria malata fa pensare proprio a qualcuno che la abbia ripetutamentestrofinata con una spazzola. Più volte al giorno, ogni giorno, i cibi che mangiamo creano piccole ferite che si aggiungono a ferite, stimolando l’organismo a rispondere in modo continuo all’infiammazione.
Mentre noi assaporiamo il gusto di un dolce appena cotto, il nostro corpo risponde in modo allarmante, come se un invasore straniero fosse arrivato a dichiarare guerra. Gli alimenti carichi di zuccheri e carboidrati semplici o elaborati con oli omega-6 per la lunga conservazione, sono stati il pilastro della dieta americana per sei decenni. Questi alimenti hanno lentamente avvelenato tutti.
Come mai mangiando un semplice dolce l’infiammazione aumenta fino a farti male?
Immaginate di versare dello sciroppo sulla vostra tastiera e di avere una visuale di ciò che avviene all’interno. Quando consumiamo carboidrati semplici come lo zucchero, lo zucchero nel sangue aumenta rapidamente. In risposta, il pancreas secerne insulina il cui scopo primario è quello di guidare lo zucchero in ogni cellula in cui c’è fabbisogno di glucosio. Se la cellula è piena e non necessita di glucosio, lo zucchero in eccesso viene respinto per evitare di inceppare il meccanismo.
Quando le cellule già sature rifiutano il glucosio extra, lo zucchero nel sangue aumenta, viene prodotta più insulina e il glucosio viene convertito in grasso immagazzinato.
Cosa ha a che fare tutto questo con l’infiammazione? Il livello di glucosio viene controllato in un intervallo molto breve. Le molecole di zucchero in eccesso si uniscono ad una varietà di proteine che a loro volta vanno a colpire la parete del vaso sanguigno. Questo danno ripetuto alla parete del vaso sanguigno scatena l’infiammazione. Quando si supera il livello di zuccheri nel sangue più volte al giorno, ogni giorno, è esattamente come prendere della carta vetrata e strofinarla nei tuoi delicati vasi sanguigni.
Anche se non sei in grado di vederlo, ti assicuro che è così. L’ho visto in più di 5.000 pazienti sottoposti ad intervento chirurgico in 25 anni, che hanno tutti un denominatore comune – l’infiammazione delle loro arterie.
Torniamo al nostro dolce. Questo apparentemente innocente cibo, non contiene soltanto zuccheri, viene cotto in uno dei tanti oli omega-6 come la soia. Le patatine fritte sono immerse in olio di soia, prodotti alimentari trasformati sono realizzati con oli omega-6 per aumentare la durata di conservazione. Gli omega-6 sono essenziali: sono parte di ogni membrana cellulare e controllano ciò che accade dentro e fuori la cellula – però devono essere nel giusto equilibrio con gli omega-3.
Se l’equilibrio si sposta in un eccessivo consumo di omega-6, la membrana della cellula produce sostanze chimiche chiamate citochine che causano direttamente l’infiammazione.
La dieta americana tradizionale di oggi ha prodotto uno squilibrio estremo di questi due grassi. Il rapporto di squilibrio è nell’intervallo da 15:1 ad un massimo di 30:1 a favore degli omega-6. Questo indica l’enorme quantità di citochine che causano l’infiammazione. Un giusto, ottimale e sano equilibrio nell’alimentazione, sarebbe un rapporto 3:1.
A peggiorare le cose, l’eccesso di peso provocato da questi alimenti crea cellule di grasso sovraccaricate che a loro volta riversano grandi quantità di sostanze pro-infiammatorie che vanno ad aggiungersi ai danni causati dalla presenza di zucchero nel sangue. Il processo che è iniziato con un piccolo dolce si trasforma in un circolo vizioso nel corso del tempo, portando a problemi cardiaci, pressione alta, diabete e infine, il morbo di Alzheimer, mentre l’infiammazione continua senza sosta.
Non può sfuggire il fatto che più si consumano cibi preparati e trasformati, più agiamo sull’interruttore dell’infiammazione giorno dopo giorno. Il corpo umano non è in grado di elaborare, né è stato progettato per consumare, cibi ricchi di zuccheri e imbevuti di oli omega-6.
C’è solo un modo per spengere l’infiammazione; tornare ai cibi più vicini al loro stato naturale. Per nutrire i muscoli, mangiare più proteine. Scegliere i carboidrati che sono molto complessi, come frutta e verdura. Ridurre o eliminare i grassi omega-6 come l’olio di mais e di soia e gli alimenti trasformati che causano l’infiammazione.
Un cucchiaio di olio di mais contiene 7280 mg di omega-6; uno di soia contiene 6.940 mg. E’ più salutare usare l’olio di oliva o burro da bovini allevati a fieno.
I grassi animali contengono meno del 20% di omega-6 e hanno molte meno probabilità di provocare una reazione infiammatoria rispetto agli oli polinsaturi apparentemente etichettati come sani. Dimenticate la “scienza” che vi è stata inculcata nella testa per decenni. La scienza che afferma che i grassi saturi provocano malattie cardiovascolari, non dice il vero. Il pensiero scientifico che dice che i grassi saturi aumentano il colesterolo nel sangue non è attendibile. Dal momento che ora sappiamo che il colesterolo non è la causa di malattie cardiache, la paura dei grassi saturi è ancora più assurda oggi.
La teoria sul colesterolo ha portato alle diete senza grassi, o a basso contenuto di grassi, creando cibi che stanno provocando un’epidemia di infiammazione. La Medicina tradizionale ha commesso un terribile errore quando ha consigliato di evitare i grassi saturi a favore di cibi ricchi di grassi omega-6. Ora abbiamo un’epidemia di infiammazione arteriosa che porta a malattie cardiache e ad altri “assassini silenziosi”.
Ciò che si può fare è scegliere alimenti integrali “della nonna” e non quelli trasformati e lavorati, che oggi “la mamma” acquista nelle grandi catene alimentari. Eliminando gli alimenti che provocano infiammazione e con l’aggiunta di sostanze nutritive essenziali da prodotti alimentari freschi e non lavorati, si invertirà il processo di anni di nutrizione sbagliata e conseguentemente, i danni alle arterie.
Il Dr. Dwight Lundell è stato a capo del personale e Primario di Chirurgia all’Heart Hospital Banner, Mesa, AZ. Il suo studio privato, Cardiac Care Center si trova a Mesa, AZ. Recentemente il dottor Lundell ha abbandonato la pratica chirurgica per concentrarsi sul trattamento nutrizionale delle malattie cardiache. Egli è il fondatore della Healthy Humans Foundation che promuove la salute umana con particolare attenzione su come aiutare le grandi aziende a promuovere il benessere. 
 Egli è anche l’autore di The Cure for Heart Disease e The Great Cholesterol Lie.


fonte : osasapere



venerdì 20 luglio 2012

La Crisi - la medicina e l'alimentazione


Questa Clip tratta dal film Francese "La Crisi" del 1992, scritto e diretto da Coline Serreau.
Uno spunto di riflessione sulla condizione moderna della società e il rapporto tra medicina e alimentazione.

giovedì 14 giugno 2012

La Dieta Bio-Sofica® alla Mostra d' Oltremare di Napoli

Quest' anno ci siamo anche noi alla Fiera della casa,(padiglione 10) dal 14 al 24 giugno, presso la Mostra D'Oltremare di Napoli.
Un' occasione per presentare, le novità dello Studio di
La possibilità di usufruire dei Servizi dello Studio, come la misurazione della composizione corporea mediante bio-impedenziometro  oppure la  Dieta On Line   a prezzi promozionali.

Vi aspettiamo numerosi !
A presto, Giovanni Moscarella


www.fieradellacasa.eu
www.nutrirsi.net


 




domenica 3 giugno 2012

Il Menu settimanale, per un inizio di estate Bio-Sofica®








                                                                   

venerdì 25 maggio 2012

Lo stile di vita alimentare e lo stress inducono ad accumulare "più grasso"

Stati prolungati di "stress", parola fortemente abusata, ma che racchiude in sè un alterazione del nostro stato di "allerta" e che in casi normali , può esserci utile per affrontare situazioni difficili.
Ma se essa diventa cronica, ecco che produce effetti biochimici in grado di alterare una serie di funzioni importanti del nostro metabolismo.
Il primo effetto è un aumento dell' ormone del cortisolo, il quale quando raggiunge valori elevati produce una riduzione della sintesi proteica, trasformando gli aminoacidi in glucosio il quale se non opportunamente utilizzato come fonte energetica tenderà a trasformasi in deposito adiposo, quindi grasso.
Ciò non di meno è la scarsa nutrizione inficia le efficienze psichiche, aumentando tra l'altro il rischio di divenire manipolabili. 
Anche se l'organismo non deve affrontare situazioni di estremo dinamismo, ci può   essere una deficienza di energia e di attivatori che non permette nemmeno una normale attività quotidiana in stato di "quiete". In questi casi che si verificano anche seguendo diete restrittive, ai danni già inferti dalla stessa nutrizione inadeguata, si somma paradossalmente questa condizione di stress con risposta adattiva che, mediante l'azione del cortisolo, svilisce ulteriormente le disponibilità dei fondamentali aminoacidi.
Inoltre potrebbe addirittura essere lo stile di vita alimentare a influire nocivamente finanche sulla percezione emotiva degli eventi quotidiani, agendo la cattiva nutrizione deleteriamente pure sulla capacità nervose.

mercoledì 7 marzo 2012

Aspartame, le cose che non vi hanno detto.

L' aspartame non è stato approvato per l'utilizzo negli alimenti fino al 1981. Per oltre otto anni la FDA (Food and Drug Administration - Amministrazione degli Alimenti e dei Medicinali) ha rifiutato di approvare l'uso dell'aspartame a causa delle convulsioni e dei tumori al cervello che questa sostanza ha provocato negli animali da laboratorio. L'FDA ha continuato a rifiutare di approvarlo fino a che il presidente Reagan non prendesse la carica (era molto amico della G. D. Searle - adesso Monsanto) e licenziasse il commissario della FDA che aveva negato l'approvazione dell'aspartame. Successivamente, il Dott. Arthur Hull Hayes fu nominato commissario. Ma la forte opposizione per l'approvazione di questa sostanza continuava a tal punto che venne nominata una Commissione Investigativa. Il responso della Commissione recitava così: "non approvare l' aspartame". 
Tuttavia il Dott. Hayes passò sopra la decisione della commissione e approvò ugualmente l'aspartame.
Poco tempo dopo aver approvato l'utilizzo dell'aspartame anche nelle bevande gassate, il commissario Arthur Hull Hayes, firmò un contratto di collaborazione con l'agenzia delle pubbliche relazioni della G.D. Searle.
L’aspartame è un dolcificante artificiale consumato nel mondo da oltre 200 milioni di persone. E’ utilizzato in oltre 6000 prodotti, fra i quali bevande light, gomme da masticare, dolciumi, caramelle, yogurt, farmaci, in particolare sciroppi e antibiotici per bambini. E’ stato calcolato che la quantità media di aspartame assunta giornalmente da coloro che ne fanno uso è di circa 2-3 mg/Kg di peso corporeo e, per quanto riguarda bambini e donne in età di gravidanza, fino a 4-5 mg/Kg. La quantità giornaliera di assunzione di aspartame permessa dalle normative vigenti è di 40 e 50 mg/Kg di peso corporeo, rispettivamente in Europa e negli USA.
Cosa succede nel nostro corpo: Il metanolo, derivato dall'aspartame, viene liberato nell'intestino tenue quando il gruppo metilico dell'aspartame incontra l'enzima chimotripsina (Stegink 1984, pagina 143). Il metanolo libero comincia a formarsi quando un qualsiasi prodotto liquido che contiene aspartame viene portato ad una temperatura superiore ai 30° C... questo avviene naturalmente anche all'interno del corpo umano. 
Il metanolo viene quindi convertito in formaldeide. La formaldeide dà luogo alla formazione di acido formico, il veleno delle formiche. L' acido formico è tossico e viene usato come attivatore degli sverniciatori per i rivestimenti all'uretano ed a resina epossidica. Immaginate che cosa fa ai vostri tessuti! 
La fenilalanina e l'acido aspartico costituiscono il 90% dell'aspartame e questi aminoacidi, se assunti con l'alimentazione, vengono usati normalmente dal nostro organismo per la sintesi del protoplasma. Ma quando non sono accompagnati dagli altri amminoacidi che normalmente ingeriamo in un normale pasto di contenuto proteico [ne usiamo circa 20], diventano neurotossine.

Questo è il motivo per la quale troviamo, sull'etichetta dei prodotti EQUAL e su altri prodotti che contengono aspartame, l'avvertenza riguardante la Fenilchetonuria (PKU). Il 2% della popolazione soffre di questo disturbo che comporta una estrema sensibilità a questa sostanza, a meno che non derivi dall'alimentazione. Questo provoca problemi al cervello e diversi difetti di nascita! Alla fine, la fenilalanina si trasforma in DKP (dichetopiperazina), una sostanza che provoca il tumore del cervello. 
In altre parole: L' aspartame si converte in sottoprodotti pericolosi ai quali non esistono contromisure naturali. Lo stomaco vuoto di una persona a dieta accelera queste conversioni e ne amplifica i danni. I componenti dell'aspartame vanno dritti al cervello, causando forti emicranie, confusione mentale, convulsioni e problemi di equilibrio. I ratti e gli altri animali usati come cavie da laboratorio sono poi morti a causa di tumori al cervello.
Per i limiti di questi studi, e soprattutto per la grande espansione che ha avuto nel corso degli anni l'uso dell'aspartame, alla fine degli anni '90 la Fondazione Europea di.Oncologia e Scienze Ambientali "B. Ramazzini" (FER) (Bologna, Italia) decise di programmare un esperimento che, per numero complessivo di animali, numero di livelli di dose studiati e conduzione dell'esperimento secondo le buone pratiche di laboratorio correntemente in uso, consentisse una valutazione adeguata sui potenziali effetti cancerogeni del composto, una sintesi è disponibile qui



fonte : disinformazione

mercoledì 29 febbraio 2012

Obesita': STOP a merendine e bibite gassate a scuola

Occorre intervenire nelle case e nelle scuole con una maggiore attenzione ai menu' anche delle mense dove deve essere garantita la presenza di cibi sani come i prodotti tradizionali e la frutta e verdura locale che troppo spesso mancano dalle tavole delle giovani generazioni. E' quanto afferma la Coldiretti nel commentare il recente allarme del ministero della Salute sull’aumento del 9 per cento dei casi di obesità negli ultimi cinque anni con la crescita di malattie croniche come diabete e patologie del cuore dovute all'obesità cui sono attribuiti 52 mila decessi l'anno.
Esiste il rischio concreto che - sottolinea la Coldiretti - i ragazzi di questa generazione per la prima volta nella storia possano essere i primi ad avere una vita piu' breve dei propri genitori per colpa delle malattie causate dall'obesità e dal sovrappeso che sono un importante fattore di rischio per molte malattie come i problemi cardiocircolatori, il diabete, l'ipertensione, l'infarto e certi tipi di cancro”.
L'Italia è infatti al primo posto in una ipotetica classifica negativa in Europa, insieme a Spagna e Grecia, con un terzo dei bambini di età compresa tra i 7 e gli 11 anni obeso o in soprappeso. Fermare la vendita delle merendine e dei dolci nelle scuole a favore di alimenti locali, freschi e sani come spremute, frutta e verdura di stagione anche da sgranocchiare e in grado di assicurare senso di sazietà e garantire un adeguato apporto idrico può contribuire a sconfiggere i problemi di eccesso di peso e obesità.
"Un obiettivo che - precisa la Coldiretti - può anche essere incentivato con l'aiuto dei nuovi distributori automatici di frutta e verdura snack che si stanno diffondendo e dove è possibile acquistare frutta fresca, disidratata o spremute senza aggiunte di zuccheri o grassi come alimento rompi-digiuno per una merenda sana alternativa al “cibo spazzatura”.
Una preoccupazione che sta crescendo a livello internazionale ed anche in Paesi come gli Stati Uniti è stato sancito l'impegno delle principali industrie multinazionali a ridurre il contenuto di grassi, zucchero e sale negli snacks venduti nelle scuole americane dopo la battaglia condotta dalla William J. Clinton Foundation dell'ex Presidente USA con la definizione di linee guida per garantire la qualità dei cibi destinati i giovani, combattere l'obesità e ridurne i costi per la sanità pubblica.
L'accordo volontario prevede severi limiti sul contenuto di grassi, zuccheri, sale e calorie negli snack venduti in macchinette, negozi o bar delle scuole da grandi gruppi come Kraft Foods, Mars, Campbell Soup, Danone and PepsiCo che sono presenti anche sul mercato europeo e italiano, dove peraltro la vera alternativa alle merendine industriali è rappresentata dalla frutta e verdura grazie alla leadership nazionale conquistata nella qualità e nella quantità. 

fonte : informarmy

lunedì 20 febbraio 2012

I migliori cibi "salutari" secondo “Food Technology”

Eccovi una hit parade appena pubblicata sulla rivista scientifica “Food Technology” dell’Institute of Food Technologists: i 14 cibi più nutrienti e salutari di una dieta.
Ve la proponiamo tradotta  in italiano (per vedere l’originale su Daily News & Analysis cliccate qui).

1 – Orzo: 11 studi clinici condotti per quasi 20 anni hanno rilevato che l’aumento del consumo di orzo può abbassare il colesterolo totale e quello LDL (meglio conosciuto come “colesterolo cattivo”).
2 – Quinoa e grano saraceno: le ricerche suggeriscono che i semi e germogli di entrambi rappresentano una ricca fonte di polifenoli composti, utili per aumentare il valore nutrizionale degli alimenti, come ad esempio del pane senza glutine.

3 – Riso integrale: la sostituzione di riso integrale al posto di quello bianco può ridurre il rischio di diabete di tipo 2.
4 – Segale: l’uso della segale è suggerita per migliorare i profili glicemici; il pane di segale può essere utilizzato per far diminuire la fame sia prima che dopo pranzo, quando consumati a colazione.
5 – Mandorle: uno studio del 2007 ha mostrato che 300 calorie di mandorle al giorno (sufficiente per produrre effetti benefici sui fattori di rischio cardiovascolare) possono essere inclusi nella dieta con un limitato rischio di aumento di peso.
6 – Nocciole: la ricerca dimostra che è preferibile consumare le nocciole intere, perché molti dei suoi antiossidanti si trovano nella pellicina che le avvolge.
7 – Noci pecan (o noci americane): un recente studio del 2010 ha suggerito che la vitamina E nelle noci pecan potrebbe fornire una protezione neurologica, ritardando la progressione della degenerazione dei motoneuroni.
8 – Pistacchio: secondo un recente studio, il pistacchio possiede importanti proprietà anti-infiammatorie.
9 – Noci: Una dieta ricca di noci può ridurre il rischio di malattie cardiovascolari nei soggetti con diabete di tipo 2.
10 – More: uno studio del 2010 ha dimostato che le more sono state altamente efficaci nel prevenire lo sviluppo del tumore intestinale nei topi.
11 – Mirtilli: il frappè di mirtillo consumato quotidianamente ha migliorato la sensibilità all’insulina nei soggetti obesi, non diabetici, e nei pazienti insulino-resistenti in uno studio di sei settimane.
12 – Broccoli e cavolfiori: un alto consumo di broccoli e cavolfiori può essere associato ad un ridotto rischio di cancro alla prostata.
13 – Melograni: uno studio preliminare ha suggerito che il succo di melograno può aiutare a prevenire una serie di complicazioni nei pazienti con malattie renali in dialisi.
14 – Pomodori: uno studio di sei settimane ha rilevato che le persone con pressione alta che hanno consumato due porzioni di  pomodori al giorno, hanno mostrato una diminuzione significativa della pressione sanguigna.

fonte : climatrix

mercoledì 15 febbraio 2012

Zucchero : l'amara verità

Il New York Times ha pubblicato un approfondito articolo sullo zucchero e sul suo impatto sulla salute (Is Sugar Toxic?) sostanzialmente basato su una presentazione dell'endocrinologo Robert Lustig che ha abbondantemente superato, su YouTube, il milione di visioni dal 2009. La polemica e' arrivata anche in Italia.  Qui un buon riassunto: Lo zucchero è un veleno, dannoso come alcol e sigarette? L'enfasi e' sul fruttosio (il 50% del comune zucchero da tavola - l'altra meta' e' glucosio) e sul high-fructose corn syrup (sciroppo di granturco ad alto contenuto di fruttosio), ma quest'ultimo e' il sospetto principale per l'epidemia di obesita' solo in quanto estremamente economico e quindi ipersfruttato dall'industria alimentare. Se ancora non avete eliminato (o drasticamente limitato) lo zucchero nella vostra dieta, dovreste trovare tutte le ragioni per farlo nel video e nei collegamenti qui sopra...

PS: il fruttosio presente nella frutta non e' considerato a rischio, grazie alla presenza di fibre alimentari nella frutta (anche se, secoli di selezione hanno prodotto frutta significativamente piu' dolce e quindi ricca di zuccheri di quella che mangiavano i nostri antenati cacciatori-raccoglitori...)




fonte : estropico

giovedì 19 gennaio 2012

Un equilibrio delicato

A delicate balance(Un equilibrio delicato) è un film documentario, realizzato dal  regista Australiano Aaron Scheibner ed è liberamente divulgabile. Tutti dovrebbero vederlo perchè spiega quale è la correlazione tra una errata o superficiale  conoscenza  nutrizionale e il diffondersi di malattie come il cancro, malattie cardiovascolari, diabete, ect.. e quale è il ruolo della Medicina "ufficiale", e come possiamo difenderci.