Dr. Giovanni Moscarella - Nutrizionista - Napoli - www.nutrirsi.net

sabato 22 settembre 2018

IL FILM DELLA NATURA: SESSO ED EGO


*L’esclusività sessuale: un’altra chimera, mascherata da posticci sentimenti, in grado di danneggiare la fisiologia umana

I cacciatori-raccoglitori vivevano e si spostavano in gruppi di 25-30 individui che, nel corso della storia, si ampliarono fino a 100-200 individui, con famiglie strettamente imparentate, all’interno delle quali ci si scambiava partners sia maschili che femminili, in cui i marmocchi erano “figli di tutti”, essendo essi sostentati dall’intera comunità.
Ciò fa pensare che la predisposizione genetica dell’homo sapiens sapiens sia quella di vivere in piccoli gruppi affiatati in cui non vi siano vincoli sessuali esclusivi, e non certo in aggregazioni di milioni di persone ove, per motivi di ordine sociale e di svezzamento della prole, si tende a imporsi la monogamia, dove per “si tende” sta a significare che tra le intenzioni e i fatti ce ne passa, imperando, infatti, ugualmente la naturale promiscuità,  ma dove il nascondere certe verità costa in termini di personalità e di salute psicofisica già, peraltro, minate dal caos indotto da comunità sovraffollate ed estranee.
Un approfondimento degli aspetti sessuali del vivere umano può essere interessante.
Molte persone oggigiorno fanno dipendere una buona parte dei loro equilibri interiori dalla determinante rilevanza conferita alla qualità dei rapporti di coppia. Questa tanto caldeggiata esclusività, da trarre da certi cosiddetti sentimenti, può produrre, però, una gran serie di spersonalizzazioni, di frustrazioni, di vittimismo, di pretese e di alibi fuorvianti. Sia donne che uomini, per soddisfare il proprio ego deturpato da condizionamenti sociali vòlti a segregare menti, nei ruoli di partners scendono a compromessi, pretendendoli dalla “propria metà”, nascondono reciprocamente ciò che non sarebbe accettabile, e alla fine divengono l’un dell’altro il problema principale della propria esistenza, con tutte le conseguenze che certe depressioni e certi stati di tensione possono avere sulla funzionalità organica e sull’estetica. 
Gli esperimenti e gli studi, di cui si parlerà ora, vorrebbero far riflettere sulla sostanza che muove, dagli abissi della nostra storia evolutiva, molti di quei nostri atti che diventano, proprio in quanto inconsci, terreno fertile ove sviluppare quelle insane tensioni, con riverberi su estetica e salute, che spesso sono inevitabili nell’ambito della pretesa esclusività e della idealizzata particolare efficacia della coppia.
È stato provato che già tra gli uccelli, animali a prole inetta, e che, pertanto, formano coppie stabili, il 40% circa dei nati, nonostante l’accurata sorveglianza del maschio sulla compagna, sono figli di altri maschi.


In uno studio di P. Gagneux su un gruppo di scimpanzé, mediante analisi del DNA, si è riscontrato che 7 dei 13 piccoli nati nel gruppo non erano figli dei maschi del gruppo stesso. Evidentemente molte copulazioni delle femmine erano avvenute fuori dalla comunità con strategie tali da sfuggire sia all’attenzione dei maschi del gruppo che a quella degli scienziati che osservavano la comunità. All’interno dello stesso gruppo si osservò che alcuni maschi dominanti non ebbero figli, cosa che induce a pensare che non è poi vero che i dominanti si riproducono di più, ma che, semmai, si accollano la gestione della sopravvivenza di figli altrui. D’altronde, per alcuni maschi non dominanti potrebbe essere positivo, al fine di ben perpetuare i propri cromosomi, questa strategia apparentemente subdola, avvalendosi dei vantaggi “materiali” che un dominante può garantire a un loro figlio.


*La promiscuità, con la quale si è soliti etichettare i maschi, è una caratteristica anche femminile

Per quanto riguarda l’homo sapiens sapiens, oltre ai dati che indicano il 20% circa dei bimbi come frutto di un “tradimento”, è abbastanza comprovato che le femmine pensano al sesso quanto i maschi. La stessa struttura della clitoride, di cui si considera solo l’apice esterno, comprende, invece, una massa interna di tessuto erettile abbastanza estesa.
Ove mai non fosse intuibile, alcuni esperimenti sugli esseri umani di R. Baker e M. Bellis, per le cui complesse tecniche si rimanda ai loro studi segnalati nei riferimenti bibliografici, hanno dimostrato che le femmine che avevano rapporti con più di un maschio facevano, inconsapevolmente, in modo che i rapporti occasionali avvenissero in concomitanza con l’ovulazione. Inoltre, la contraccezione era meno usata nei rapporti da flirt che nell’ambito della relazione stabile. Si può ipotizzare che la stessa maggiore eccitazione indotta dal rapporto occasionale, che fa sì che non si sia lucidi nel prendere precauzioni, sia un modo inconscio per aumentare la probabilità della riproduzione al di fuori della coppia. In più, si è provato che i rapporti “extra” erano vissuti a pochi giorni di distanza dal rapporto con il partner fisso, cosa questa che fa pensare, oltre a una strategica possibilità di non insospettire il compagno nel caso di una eventuale gravidanza, anche a un modo per mettere in competizione tra loro gli spermatozoi dell’uno e dell’altro, in quanto lo spermatozoo vincente sarebbe il più adatto.
Proprio per questi fattori, secondo M. Donnarumma, per una donna è determinante avere un partner fisso, affinché possa essa esaltarsi nella ricerca e “nell’utilizzo” di copulatori occasionali o “collaterali”. A sostegno di tale riflessione c’è da aggiungere che, nelle società occidentali attuali, proprio i maschi più affidabili, ovvero i “mariti”, sono, per l’appunto, portati a stressarsi di più nel ciclo sociale lavorativo, per cui la loro libido viene ridotta dalla saggia Natura che tende ad abbassare la probabilità che diventi padre chi non è nel pieno delle proprie potenzialità psicofisiche.
Tutto ciò che si è detto non vuol essere, ovviamente, un’arringa moralistica, ma, anzi, fa riflettere su come la Natura, al di là delle nostre convenzioni idealistiche, spinga verso la direzione di una quanto più efficace possibile variabilità genetica. Inconsapevolmente, i comportamenti sessuali di maschi e femmine sono naturalmente indotti dalla necessità di garantirsi una maggior quantità di una propria prole ben adattata all’ambiente, cosa che potrebbe non avvenire, in caso di qualche tara genetica o socialmente indotta, in scambi sessuali esclusivamente monogami.

*L’originaria e “sincera” promiscuità sessuale è ancora oggi fondamentale, seppur occultata e insanamente biasimata

Quindi, la promiscuità non è solo dei maschi per la loro possibilità dei tanti spermatozoi da “piazzare” a partners diverse. Ad aumentare la variabilità genetica concorre anche la promiscuità delle femminucce, alle quali il sesso “piace” quanto ai maschietti. D’altronde, l’orgasmo stesso sia maschile che femminile, per il quale c’è un prologo di pulsioni e di desideri che ne prepara costantemente la potenziale realizzazione, è un veicolo di intenso piacere che crea “dipendenza”, divenendo, dunque, una potente motivazione che aumenta notevolmente le probabilità riproduttive. Si provi a pensare se i rapporti sessuali non fossero piacevoli ed eccitanti, se l’unica molla che spinge a riprodursi fosse solo un ben ferma volontà di entrambi i partners: ci sarebbe un minor numero di accoppiamenti e si ridurrebbero le potenzialità di perpetuazione della specie.
Per una donna, del tutto inconsapevolmente, i partner occasionali non significano soltanto stimoli nuovi, ma, nel contempo, maggiori probabilità riproduttive con maschi sani e attivi, e con cui l’enfasi dell’incontro ridurrebbe il controllo anti-concezionale, mentre il partner fisso non è colui con cui necessariamente riprodursi, ma l’essere affidabile per l’accrescimento dei figli di lei.
Che in genere le donne tengano molto a prepararsi nell’aspetto, prima di uscire dalla propria dimora, è un più o meno inconscio modo per piacere non certo all’eventuale compagno ufficiale, ma per attrarre il potenziale “avventore” occasionale, oltre a, semplicemente, “allenare” la propria capacità riproduttiva, monitorando il livello di potere seduttivo, provocando, e semmai respingendo, approcci. 


*S. Freud ha visto nella repressione sociale degli istinti sessuali la causa di molti disagi. E se il problema venisse, invece, dal non riuscire a sottrarsi al piacere massificante della riproduzione?

Come detto, il piacere sessuale è un incentivo imprescindibile per aumentare le probabilità di riproduzione. Per la Natura e per la legge dei grandi numeri, più gente si eccita e si accoppia, maggiore è la possibiltà che ci scappi il marmocchio. L’individuo diviene, in realtà, solo una mera e insignificante pedina in uno sconfinato meccanismo imperniato sulle masse. Tutto ciò dà, inconsciamente, l’effetto di una de-individualizzazione, da cui può scaturire una sorta di senso di colpa per essere dipendenti da un’entità, distorta dal sociale, che svilisce il Sé, causando risposte organiche anomale.
La nascita dei figli nei liberi e sessualmente promiscui gruppi atavici nomadi cacciatori-raccoglitori ha rappresentato un continuum naturale non vincolante, perché non soggetto a modifiche sostanziali del percorso esistenziale dell’individuo. Tra i civilizzati la nascita di figli induce a notevoli cambiamenti dovuti a “necessità” sociali. Il piacere della seduzione, della conquista e del sesso sono lo specchietto per le allodole perché la Natura possa proseguire, pure nel contesto civile stanziale e basato sul possesso di cose e di persone, nella sua continuità di rinnovamento: le intelligenze cellulari percepiscono la stortura, mentre la razionale e “malata” istintività della persona sociale continua a esaltarsi in un finto amor proprio, rotolandosi nella rappresentazione teatrale della conquista e del godimento.


*La teoria evoluzionistica specifica come le diverse preferenze nelle modalità di scegliere il partner fisso dipendano da pressioni selettive 

La teoria dell’investimento genitoriale dice che le donne hanno maggiore interesse per i figli perché, rispetto agli uomini, possono propagare i propri geni attraverso un numero inferiore di individui, sia a causa dell’unico ovulo mensile fecondabile, sia per i tempi inferiori di “potenziale” per la procreazione. C’è da aggiungere che le tendenze che verranno descritte si sono sviluppate, negli umani, con lo stanzialismo consequenziale alla nascita dell’agricoltura: lavoro, possesso, energia da ripagare, potere e gelosie che tra i promiscui nomadi non avevano modo di esistere.
Secondo gli studi di D.M. Buss, i maschi, nella ricerca della partner fissa, sono:
-più attratti dalla età giovanile, per la garanzia di maggior potenziale riproduttivo e di tempo ed energie efficaci per lo svezzamento, nonché dall’aspetto, in quanto ampiezza del bacino e seno prosperoso “rassicurano” sulle gestazione e sull’allattamento;

-più attratti dalla tendenza alla castità (reale o presunta che sia) della partner, per ridurre le probabilità, e quindi le preoccupazioni per rivali sessuali, di non essere il padre dei figli da essa generati;

-più gelosi dell’infedeltà sessuale della partner, sempre per il rischio di dover investire risorse per sostenere cromosomi non derivanti da sé;

-più tolleranti nei confronti dell’infedeltà sentimentale della partner, in quanto se la propria donna è coinvolta sentimentalmente con un altro, sarà probabilmente proprio quest’ultimo a dover investire risorse sugli eventuali figli di quella donna e, semmai, pure di quelli non propri, ma già nati dal precedente legame di lei. In tal modo, all’abbandonato sarebbe comunque garantito che i propri cromosomi vengano ben propagati anche attraverso la tutela dei suoi figli allevati da un altro.

Per D.M. Buss, le femmine, invece, nella ricerca del partner fisso sono:
-più attratte dalle evidenze delle risorse che il maschio ha la capacità di offrire per sostentare e propagare adeguatamente i cromosomi provenienti dalla compagna, e meno attratte dall’aspetto e dal potenziale riproduttivo, cosa quest’ultima che, oltre a non essere, come intuibile, necessaria, aumenterebbe il rischio di essere abbandonata per un’altra;

-più gelose dell’infedeltà sentimentale. Questo perché un maschio, coinvolto sentimentalmente con un’altra donna, potrebbe investire molte delle sue risorse materiali con i figli che potrebbe avere con questa, riducendo la disponibilità nei confronti dei cromosomi provenienti dalla femmina abbandonata;

-più tolleranti nei riguardi dell’infedeltà sessuale, in quanto non corrono alcun rischio di allevare figli che non possano essere i propri.

Uno degli effetti più clamorosi di questo vortice di interessi cromosomici è il rito conciliatorio del corteggiamento: esso, soprattutto se prolungato, attraverso il fatto che la femmina non cede facilmente, “garantisce” il maschio nella sua necessità di una partner fedele,  mentre, di contro, serve alla femmina per constatare quanto l’interesse del maschio sia talmente elevato da sopportare la frustrazione, la quale può essere indice di affidabilità. L’auto-inganno umano è sconcertante; in tanti ripercorrono il periodo del corteggiamento come le fasi indimenticabili e sublimi del loro rapporto, trascurando che di “vero amore” per l’altra persona ve ne è sempre stato ben poco, essendo piuttosto il tutto centrato sull’interesse dei propri cromosomi da salvaguardare nei futuri figli.
Tutte queste considerazioni vogliono ulteriormente spingere a riflettere su come molte inquietudini relative ai rapporti di coppia potrebbero avere una potente matrice genetico-evolutiva, di cui i “portatori” possono essere del tutto ignari. In fondo, da quando siamo stanziali, e quindi lavoratori-consumatori-riproduttori, accaparratori di spazio vitale e gelosi del nostro partner, si sono palesati meccanismi biologici legati, per i maschi, alla necessità di sapere che i costi psichici e materiali relativi allo svezzamento della prole siano con certezza devoluti a cromosomi derivati da sé, e per le femmine al fine che le proprie perpetuazioni genetiche siano con certezza protette psichicamente e materialmente da un padre affidabile. Il motivo principale per cui molte donne libere “puntano” su uomini sposati sta nel fatto che questi, per l’appunto, hanno un “curriculum” di grande affidabilità, tanto più qualitativo quanto meno facilmente mollano la moglie e gli eventuali figli.



     *Le “naturali” tendenze del mondo delle femmine, nella civiltà del possesso, fanno sì che molte si “concedano”, per mettere su casa e figli, scimmiottando sentimenti

     Le donne si vivono loro stesse come contropartita di un’offerta di status sociale quanto meno accettabile. Molti maschi che ad esse hanno poco da offrire, o che da esse ben poco, umanamente, ricevono, sono i frustrati che vanno a puttane, alimentando quello che si dice, a giusta ragione, essere il mestiere più antico del mondo, ma del mondo degli ignobili “stanziali”, non certo di quello delle ancestrali nobili tribù promiscue dei cacciatori-raccoglitori nomadi. La prostituzione non ci sarebbe se non esistesse l’istituzione innaturale e frustrante della famiglia, frutto sempre delle società del lavoro e della proprietà; finirebbe la compra-vendita del sesso se le femmine “per bene”, invece di offrire il loro corpo e le loro migliori attenzioni al maschio psico-materialmente più affidabile della propria cerchia di conoscenze, interagissero in una vera intimità intellettiva, sia con quel che di buono può esserci in maschi poveri o “inaffidabili”, sia con i propri ufficializzati compagni di vita. D’altronde, il fatto che a “utilizzare” le prostitute siano anche tanti i maschi ammogliati dimostra quale sia la profondità, il piacere e la naturalezza di tante apparentemente felicissime unioni matrimoniali, nonché, in genere, delle utopistiche e vacue aspettative, del tutto contro-Natura, del rapporto a due.
Per un maschio, sentirsi dire da una donna “Ti amo, sei l’uomo della mia vita” non dovrebbe affatto essere un motivo di vanto, poiché una femmina, pur di riprodursi e di sostentare al meglio la propria prole, come evidenziato da M. Donnarumma, non rischia nulla: si accoppia con il maschio caratterialmente ed economicamente più affidabile della propria cerchia di conoscenze, scartando, almeno come partners fissi, maschi più attraenti e coinvolgenti, ma continuando, seppure già accoppiata e madre, incessantemente a “selezionare” non solo potenziali compagni di vita, ove mai fosse necessario rimpiazzare il prescelto, o nel caso qualcuno dei selezionati si mostrasse ancor più indefessamente “affidabile”, ma anche nuovi “candidati” riproduttori.
La Maria che aspetta un figlio, insieme al Giuseppe che non lo ha concepito, ma che deve credere sia comunque suo figlio, è una potente fonte di persuasione religiosa tesa a mantenere su, a tutti i costi, l’idea socialmente necessaria della famiglia e della sua graniticità.
Di contro, per una femmina non dovrebbe divenire un trauma l’allontanamento fisico, o quantomeno mentale, del partner proprio nel periodo in cui da esso è stata ingravidata: il maschio, compiuta la “com-missione” affidatagli dalla Natura, inconsapevolmente è già pronto, come soldatino sull’attenti, per nuovi ordini.
Con questa disanima non si vuol spoetizzare la “magia” degli incontri, ma giungere a una maggiore consapevolezza di ciò che spesso realmente muove, determina ed emoziona l’esistenza degli esseri umani. Ciò potrebbe rendere tutti un po’ meno illusi e, quindi, meno soggetti a tracolli psicofisici. La possibilità di vedere da un’altra prospettiva, un po’ più realistica, le matrici di certi sentimenti, potrebbe indurre a pretendere, sia da parte femminile che maschile, di meno dal partner, per la propria realizzazione esistenziale, e di più da se stessi.


*La promiscuità sessuale è del tutto naturale: più che domandarsi perché ci si tradisce, bisognerebbe chiedersi perché non ci si tradisce

Nel momento in cui si vive l’altro in funzione dello scopo cui si vuole arrivare, il rapporto è finalizzato e falsato e, dunque, vacuo e foriero di tensioni di possesso e di auto-affermazione che incidono sullo stato estetico-salutare; se, invece, reciprocamente ci si vive come individui nella propria totalità, e senza altro fine che condividere le rispettive essenze, la sensibilità, verso l’essere attratti da altri, si condivide con complicità.
Nelle coppie ci si stanca l’un dell’altro, non perché l’altra “metà” non valga più niente, ma per la  semplice necessità della Natura che spinge verso nuovi individui per aumentare le probabilità di variabilità genetica e di progenie sana e resistente.  Nell’ambito di una relazione ognuno di noi dovrebbe addirittura predisporsi a “lasciare” l’altro se non ci tiene al corrente delle sue inevitabili relazioni “extra”, anche sessuali, e bisognerebbe arrivare a pretendere che questa condizione si verifichi.  Uno stato di cose, invece, ove ognuno dei due sa o pensa che ci sia una cosiddetta fedeltà dell’altro, dove i partners non si decidano a condividere la propria “inaccettabile” Ombra, finisce col non avere alcun senso e sarebbe un rapporto da chiudere in tutta fretta.
In molte coppie, paradossalmente, ci si nasconde i tradimenti reciproci per non essere lasciati dal partner, intuendo che questi sfrutterebbe l’evento come pretesto, non aspettando altro, per chiudere la “relazione”.

*La vita in comune e le ansie correlate sviliscono, attraverso anomalie biochimiche, le potenzialità estetiche e psichiche degli individui

     Investire la propria vita in un insieme di compromessi e rinunce, chiamato “amore”, può rendere vittime dell’idealizzazione del partner e dell’amor proprio, allontanando e occultando sempre più la parte di sé più determinante da sviluppare. Prender coscienza di ciò che, inevitabilmente, spinge dalle profondità cellulari gli organismi umani, può rendere più tolleranti in generale e più cultori di se stessi, con la conseguenza di non vivere, come spesso accade nei rapporti di coppia, la stessa persona, inizialmente, come se fosse un essere sovrannaturale capitatoci a mo’ di manna dal cielo e, col tempo, in una spirale delirante di aspettative reciproche, quale il peggiore affare che il fato potesse rifilarci per distruggere la nostra esistenza. Gli effetti deleteri di anni di convivenza subìta, la proiezione, sul partner, delle proprie problematiche irrisolte, l’illusione del fatto che la propria serenità dipenda da un altro essere, sono gli stati d’animo alla base di alterazioni ormonali, come quella descritta del cortisolo, o respiratorie, responsabili di tante deformazioni estetiche e di molteplici patologie, ben riscontrabili nelle famiglie occidentali. 
Se accoppiarsi è, come rilevato da E. Fromm, trovare un rifugio a un insopportabile senso di solitudine, si finisce con il formare e l’idealizzare un’alleanza a due contro il mondo, e questo egoismo a due viene scambiato per amore e intimità, che, invece, prima o poi, attraverso un rimbalzo di proiezioni, si riveleranno essenze ben vacue e renderanno il contatto una fucina di conflitti. Essere nella testa dell’altro, permearne indissolubilmente i pensieri, non è assolutamente identificabile con l’esclusività del possesso sessuale o materiale, i quali fenomeni appartengono strettamente a una matrice riproduttiva che, per quanto naturale e fondamentale, è rivolta all’evoluzione e alla protezione cromosomica e, proprio per questo, proiettata al futuro. Come in tutte le cose che si vivono in funzione di ciò che sarà, l’ansia, le turbative e il malessere possono incunearsi e cementarsi.
L’essere veramente insieme è nel piacere del presente di anime sole, forti e asessuate, capaci di elevarsi, di tanto in tanto, a individui, al di là delle pulsioni riproduttive che la vita impone e alle quali è forse impossibile e insano cercare di sfuggire, ma da cui non è certo insormontabile distaccarsi come osservatori esterni e, pur emozionati da tale incessante e inarrestabile flusso, trovare il potere di immortalarsi insieme all’altro nel quieto e sublime istante del bastare a se stessi.

TRATTO DAL LIBRO: 
DIETA BIO-SOFICA - NUTRIRE IL PROPRIO ANIMO E IL PROPRIO CORPO 
di Giovanni Moscarella - Edizioni Mediterranee - Roma - 2010




sabato 8 settembre 2018

DIMAGRIAMO INSIEME: L'UNIONE FA LA FORZA

GRUPPI ANTI-GRASSO. Al fine di  ottenere risultati finalmente concreti e definitivi sulla forma estetica e sullo stato di salute psico-fisico, PRESSO LO STUDIO DI DIETA BIO-SOFICA si verrà seguiti in gruppi da 8 persone per 1 ora e 30 minuti una volta a settimana.
Ogni settimana quindi vi sarà una prima fase di confronto tra gli individui presenti con la moderazione, le interpretazioni e i consigli del Nutrizionista Giovanni Moscarella.

Ognuno potrà esprimersi sulle proprie esperienze nutrizionali pregresse e le sensazioni legate al nuovo stile di vita che si andrà ad attuare, oltre che sui dubbi correlati al cibo e al rapporto con esso e sulle paure o sulle le consapevolezze maturate. 





Nella seconda fase di ogni incontro, il Nutrizionista attuerà per ogni persona:
  • La valutazione del peso corporeo
  • La misurazione della percentuale di grasso mediante plicometria
  • Il programma nutrizionale settimanale, saziante e di pratica realizzazione
  • Consigli e dimostrazione pratica su semplici esercizi da poter effettuare anche a casa propria in una decina di minuti 2 volte a settimana

IL PRIMO GRUPPO DA 8 PERSONE NASCERA' IL LUNEDì DALLE ORE 19.00 ALLE ORE 20.30 nel momento in cui ci saranno state le prime adesioni.
ALTRI GRUPPI INVECE POTRANNO AVVALERSI DI ALTRI GIORNI ED ORARI in base alle relative esigenze.


Il costo mensile sarà di euro 50,00 a persona e comprenderà dunque:
4 incontri in ognuno dei quali, oltre al confronto interpersonale e a determinanti informazioni scientifiche offerte dal Nutrizionista, saranno fatte misurazioni di composizione corporea e verrà impostato il programma nutrizionale, oltre all'eventuale facilissimo e breve programma di attività fisica da svolgere in casa. 
L'intero corso durerà al massimo 3 mesi e gli interessati potranno decidere dopo ogni mese se continuare o meno per il mese successivo.
LO SCOPO CHIAVE E' ARRIVARE A IMPARARE A GESTIRSI ANCHE DA SOLI PORTANDO L'ORGANISMO IN UN EQUILIBRIO CHE RENDERA' SPONTANEI I COMPORTAMENTI CORRETTI

NAPOLI (Fuorigrotta) - VIA DIOCLEZIANO, 86 (a pochi metri da Piazzale Tecchio).
PER ULTERIORI INFORMAZIONI telefonare a Giovanni Moscarella al 3477534243 
o scrivere in privato su messanger o su w.a.

sabato 1 settembre 2018

LOGICHE SEMPLICI, EFFETTI CONCRETI



TERRA-TERRA, SU QUALI GREZZI PRICIPII SI FONDA LA DIETA BIO-SOFICA

1) Se non hai negozi sotto casa, quando vai al supermercato riempi il carrello al massimo perché prevedi che potrai ritornarci dopo vari giorni... e penserai di creare una riserva (questioni di sopravvivenza).
ALLO STESSO MODO UN CORPO CHE SA CHE NON AVRÀ CON REGOLARITÀ ABBONDANZA DI NUTRIENTI RIEMPIE IL "CARRELLO" DI RISERVA... e l'unica riserva possibile per l'organismo è il grasso (questioni di sopravvivenza).
2) I medici si impegnano a fare diagnosi di malattie, ma poi non sanno come curare, se non coprire i sintomi con i farmaci. Le malattie vengono da usura degli organi per mancata ristrutturazione di cellule morte e di sostanze attive consunte. Il cibo mattutino rigenera tali cellule e sostanze.
IL VERO MEDICO È L'ORGANISMO... E, A PRESCINDERE DALLA PATOLOGIA, DI CUI NUN CE PO FREGA' DE MENO, DOBBIAMO CONSIDERARE CHE SE GLI OFFRIAMO I NUTRIENTI AL MOMENTO GIUSTO, IL CIBO DIVIENE COME UNA "COLLA"... e va a riparare lì dove ci sono le falle. Insomma se la vede il corpo di auto-ripararsi, alla faccia delle diagnosi e dei "sepolcri" tra centri specializzati e farmacie.
Nei milioni di anni della storia dell'essere umano, il grasso ha permesso la sopravvivenza dei nostri avi che si nutrivano a malapena e in maniera incompleta, mentre le malattie sono state sempre la conseguenza o di scarsa disponibilità di cibo oppure dell'ignoranza nel saperlo valorizzare ed utilizzare lì dove ve ne è abbondanza.
In sintesi, i mass media e il sistema sanitario vi prendono per i fondelli... o sono stati resi ignoranti da chi vi prende per i fondelli.




























domenica 15 luglio 2018

GRASSO E TEMPI CHIMICI


PER ELIMINARE GRASSO CORPOREO,
SENZA DEBILITARE LA DETERMINANTE MASSA MAGRA, 
SONO NECESSARI PARTICOLARI “TEMPI CHIMICI”

*I grassi si bruciano al fuoco dei carboidrati. L'ossalacetato che deriva dai carboidrati innesca l'ossidazione del grasso fino ad anidride carbonica e acqua
Si consideri che per eliminare 1 chilo di grasso bisogna bruciare circa 9mila Calorie e che le molecole di grasso si bruciano in modo efficace e completo sempre insieme ai carboidrati, i quali sono, anzi, il principale carburante: questi, quindi, in proporzione, se la nutrizione è adeguata, vengono consumati in maggiore quantità rispetto ai grassi, evitando di bruciare proteine.  Si può ipotizzare che con una nutrizione che soddisfi i reali fabbisogni individuali, e che, pertanto, faccia sì che non vengano utilizzati aminoacidi come fonti di energia, perché si bruci 1 chilo di grasso si debbano bruciare circa 3 chili di carboidrati, i quali, in gran parte, possono provenire solo dall’alimentazione, così come le indispensabili proteine che concorreranno come attivatori delle stesse reazioni che renderanno energia dalle molecole di carboidrati e di grassi. Considerando che 1 chilo di carboidrati contiene circa 4mila Calorie, per bruciare 9mila Calorie in grasso se ne dovrebbero bruciare intorno alle 12mila in carboidrati. Dunque, se la nutrizione è adeguata, e quindi tale da non far richiedere e consumare proteine per ricavare energia, la riduzione di 1 chilo di grasso corrisponderebbe a un consumo di circa 21mila Calorie. Valutando che un attivo e sano consumo calorico giornaliero, a seconda delle individualità, può aggirarsi tra le 2mila e le 3mila Calorie, ne consegue che perdere grasso richiede il suo tempo; per cui, per far sparire dai 2 ai 4 chili di grasso corporeo ci vuole circa un mese. Inoltre, ciò avviene solo se la nutrizione non presenta carenze.

Se in un mese si riduce il peso di 6-8 chili, o più, è altamente probabile (e rilevabile mediante bio-impedenziometria, oltre che a occhio e tramite sensazioni di fame o spossatezza o nervosismo particolari) che la nutrizione sia deficitaria; in tali casi, almeno la metà di questi chili sarà rappresentata da densità ossea, massa muscolare, tono cutaneo e degli organi interni, in quanto una certa quota dei costituenti delle proteine, gli aminoacidi, verrà dirottata come combustibile. Questa condizione debilitante stimolerà in modo incontrollabile la fame: la persona finirà col cedere prima o poi a questa pressione cellulare e, mangiando di più, vedrà risalire il peso. A questo punto il povero soggetto ignorante si convincerà che il suo specialista aveva ragione a dirgli che doveva mangiar poco e che se avesse mangiato di più il peso sarebbe aumentato di nuovo, e ritornerà a pagare per farsi “controllare”,  non creandosi né una base fisiologica stabile né una capacità di auto-gestione.

*L’apparente magrezza è sicura bruttezza
Per quei pochi invasati che, dopo una dieta restrittiva, riescono a resistere stoicamente agli assalti della fame, continuando a iponutrirsi pur di mantenere un peso basso e una “gruccia corporea” su cui far ben cadere abiti di piccola taglia, si prospetta una caduta funzionale foriera di patologie e di crolli nervosi, oltre alla necessità del dover restare sempre ben vestiti per evitare che, insieme allo stomaco di chi li osserva, comincino a volteggiare, nei paraggi, mosche e avvoltoi. 


*L’ansia di tempi di risoluzione brevi è un boomerang devastante
Il primo nemico, per tutti, della speranza di eliminare le condizioni di eccedenza di grasso o gli stati patologici, è l’aspettativa, sia dei sanitari, sia dei diretti interessati, che le risoluzioni avvengano in tempi brevi: il fattore di idealizzazione “tempo” è un veleno per la lucidità mentale, sia di chi dovrebbe aiutare gli altri, sia e soprattutto di chi dovrebbe essere tirato fuori dai pasticci. Se il tempo viene vissuto con coscienza e conoscenza della propria fisiologia, cioè con riflessione e distacco, e non scandito da ansiosi e illusionistici monitoraggi, cambia tutto, perché, spontaneamente, si tenderà a ricercare i motivi, del tutto soggettivi, dei disturbi estetico-funzionali e a sperimentarne pazientemente gli idonei e definitivamente risolutivi rimedi in un clima non di consumistica e “spaventapasseristica” frenesia “terapeutico-repentinistica”, ma di “oculata semina” che consideri la tendenza degli organismi a benefiche trasformazioni non “a salti”, ma graduali, le quali, come visto, sono le risultanti di una integrata e complessa serie di potenzialità e caratteristiche biochimiche che, se ignorata, sarà 
cagione di patologie, reiterati ingrassamenti e frustrazione. 

Tratto dal libro di Giovanni Moscarella "DIETA BIO-SOFICA - Nutrire il proprio animo e il proprio corpo" - Edizioni Mediterranee - Roma

domenica 17 giugno 2018

LA VERA RICERCA DELLA SALUTE


ORA LA VAI TROVANDO DALLA SANITA' LA SALUTE?
Ti lamenti che la Sanità non funziona?
Ma se per una vita non ti ha interessato come funziona realmente il tuo corpo. Hai avuto la convinzione che meno mangi e più ti muovi e meglio stai; ancor pretendi dalla nascita il biberon per il tuo amor proprio; hai lavorato per anni interi con la sola motivazione di far soldi per pagare e comprare, trascurando di apportare nutrienti essenziali negli orari in cui l'organismo rigenera i tessuti logori; hai vissuto di obiettivi inculcatiti da gente che non conosci e che non ti conosce; hai convissuto con partner e colleghi e datori di lavoro con cui non hai condiviso nulla di ciò che ti impregna l'anima; non hai avuto più la semplicità di vivere un contatto intimo con la natura, né un dialogo profondo con le tue essenze pure, non parlando agli animali e ostinandoti a pretendere comprensione dagli umani; hai ingollato farmaci a ogni malanno, ignorando ogni richiamo a una necessità di cambiamento; non hai avuto la cura, la lucidità e il coraggio, nonché la dignità, di osservare e denunciare quel che ti scaricano di tossico, per la mente e il corpo, gli aerei cisterna militari nell'atmosfera ogni giorno da decenni per scopi mai chiariti dalle autorità; non hai prestato abbastanza attenzione a che vaccini e altri farmaci hanno somministrato e riservano ai tuoi figli; in uno stato di sottonutrizione mattutina hai finito con l'immolarti in un vortice di stress e arrivismo che ha fiaccato qualsiasi rapporto coi tuoi cari. 

Tutto ciò è stato inevitabile e stupido al tempo stesso... Ed è questa la tua malattia... quella che ora vorresti combattessero i medici, consegnandoti come un rottame alla deriva a un sistema che ritieni non funzioni. E te lo meriti che la cosiddetta Sanità non sia all'altezza! E sai perché? Perché non sta scritto in alcun dove che tu debba avere a disposizione dei presunti geni che ti tirino continuamente fuori dal fuoco le castagne che tu continui a dimenticare a bruciarsi. Se non sei in grado di cavartela da te, è giusto che paghi quella tua spocchiosa e apatica inettitudine che echeggia proprio nel tuo eterno lamento, mentre con terrore e insoddisfazione cerchi invano di aggrapparti a latitanti istituzioni sanitarie a cui consegnare un corpo che hai rifiutato da sempre e con cui non hai niente da spartire.


sabato 17 marzo 2018

UN NUTRIZIONISTA DEVE CONSIDERARE ANCHE AMBIENTE E POLITICA

UN NUTRIZIONISTA NON DEV'ESSERE UNA BOLLA NELL'OCEANO
Chi legge i post del Dottor Moscarella può, a giusta ragione, essere sorpreso dal fatto che spaziano dalla biochimica degli alimenti all'inquinamento da guerra climatica elettromagnetico, dalla fisiologia umana all'attività fisica, dalla nutrizione alla psicologia sociale, dall'epigenetica alla cultura, dalla psiconeuroendocrinoimmunologia alle imposizioni vaccinali, dalla antropologia alla filosofia. 

Che un nutrizionista non si concentri soltanto su metabolismo, calorie e consigli alimentari, può dar l'idea che si proponga come tuttologo, che voglia arrogarsi la presunzione di conoscere di tutto di più, semmai finendo poi nel paradosso di non saper occuparsi con reale competenza di ciò che dovrebbe essere il suo bravo orticello.

Il punto, però, è che noi siamo una continuità che si propaga dalla notte dei tempi con memorie genetiche che riverberano da milioni di anni e con variazioni evolutive non casuali, ma indotte dalla cultura e dagli stimoli ambientali; siamo scatole craniche sempre più sigillate da opportunismi mediatici, in conflitto con un esercito corporeo di centinaia di miliardi di cellule la cui superiore e divina intelligenza tendiamo a ignorare, quella intelligenza che ha come primo obiettivo una sopravvivenza che dia tempo alle nostre inimmaginabili risorse di generare degli adattamenti che permettano resistenza, resilienza ed evoluzione, comunque, sempre e ovunque. Proporre o subire una cosiddetta dieta, aspettandosi un determinato risultato, come se ci fosse una concatenazione causale semplice e diretta del tipo di togliere o mettere delle patate da un sacco, rappresenta tutta la stupidità che trionfa oggigiorno nei circoli dei cosiddetti esperti della nutrizione e che si diffonde a macchia d'olio nelle inebetite popolazioni di replicanti alla deriva.






Ebbene, un nutrizionista che si focalizzi esclusivamente su cibo, calorie e peso e, se è già più evoluto, solo sui risultati della analisi di composizione corporea o delle analisi cliniche, intendendo l'essere umano come una entità con una storia che comincia solo dalla sua nascita e che è avulsa dall'ambiente fisico-chimico volutamente intossicato da geoingegneria clandestina, dal contesto sociale, dalle esperienze prenatali o infantili, dagli stimoli motivazionali e frustranti in cui è immerso, dai condizionamenti mass mediatici da cui è bombardato, dalle interazioni affettive, dalle sostanze che gli vengono somministrate, come gli squilibranti vaccini o dai farmaci che ritiene di dover prendere, ha lo stesso senso che ha una bolla che svanisce nell'oceano.

Il cibo interagisce con un popolo di cellule con memorie genetiche che valicano di gran lunga  a ritroso il momento della propria nascita, come dimostrato dalla EPIGENETICA, e queste cellule sono contestualmente sollecitate ad adattarsi a emozioni e sostanze chimiche, come evidenziato dalla PSICONEUROENDOCRINOIMMUNOLOGIA, e in lotta con un ambiente che umanoidi deviati e potenti disseminano di trappole chimiche e sociali. 

In un campo di  tal pur suggestiva battaglia, se la persona direttamente interessata e il consulente nutrizionista non si pongono fianco a fianco, entrambi come ricercatori obiettivi e determinati, nonché affascinati da tale ricerca, ben consci di ritrovarsi in un mare magnum dai connotati almeno inizialmente ignoti e arcani, non si arriva da nessuna parte, sempre che l'obiettivo sia permettere l'espressione e lo sviluppo di tutte le proprie capacità psicofisiche, con la naturale conseguenza di ottimale funzionalità organica e della sublimazione estetica, e non il poter indossare momentaneamente abiti di due taglie in meno per il matrimonio del proprio trasognato cognato o per la cerimonia di battesimo di qualche pur del tutto rispettabile marmocchio o per apparire più sexy per accalappiare l'ennesimo evanescente partner.











La nostra pregressa nutrizione e, addirittura, le modalità della nutrizione o l'entità dei traumi psicofisici dei nostri avi, insieme alle sostanze chimiche che respiriamo e che ci facciamo iniettare o somministrare e alle emozioni che ci ritroviamo a vivere, sono un terreno minato e sconosciuto, di cui aver rispetto e considerazione, che influisce profondamente sulle nostre risposte a un nuovo percorso alimentare. Il cibo che entra nel nostro corpo interagirà con tutto un immenso archivio di fini memorie e informazioni volte a trovare adattamenti vitali. 
Quando una persona non ottiene i risultati che si aspetterebbe da una cosiddetta dieta, che dovrebbe essere una sana reimpostazione iper-nutriente del proprio metabolismo, non deve pensare che sta fallendo, ma che ha appena iniziato una ricerca sul Sé e sulle sue interazioni con l'ambiente, non solo presenti ma anche passate, nonché primordiali. 

Se or dunque non ci si concede i tempi adeguati per spostarsi sanamente e gradualmente dall'equilibrio precario in cui il proprio organismo si è rifugiato per provare a sopravvivere, significa solo che ci si vuole rotolare nell'ignoranza più bieca e autodistruttiva.


Ebbene, infine, paradossalmente, se è vero, come si sta qui sottolineando, che il cibo non è il solo fattore che determina la nostre condizioni di salute ed estetiche, è altrettanto certo che è il solo elemento che può permetterci di esplorare con maggiore energia, lucidità e intuitività le tenebre delle nostre essenze, difendendoci da un ambiente ormai tendenzialmente avverso, sempre che come nutrizione si intenda iper-nutrirsi in modo completo e saziante nella prima parte del giorno, in modo da magnificare tutte le capacità percettive e di azione, e non di atteggiarsi, barcollando, a fachiri o guru di terza categoria in improbabili e grottesche performance di anoressia acuta, seguendo inattuabili consigli e fantozzeschi rimbrotti da spaventapasseri in camice bianco e in anima incartapecorita da nozioni ridotte al surreale.

Questo articolo e questi argomenti fanno parte di un libro che il Dottor Moscarella pubblicherà a breve.

TUMORI: OPPORTUNISMO, CECITA' O IGNORANZA?

DECENNI DI RICERCA E TUTTO VA SEMPRE PEGGIO

Milioni di euro dai TELETHON per la ricerca sul cancro. Una ricerca che da decenni finge di impegnarsi a scoprire soluzioni. Vi è solo da ridere. I tumori sono in aumento. Almeno così pare. Così dicono gli stessi medici. L'organismo umano è potenzialmente perfetto se l'ambiente in cui vive non è intossicato, se è ben iper-nutrito nella prima parte del giorno, se non è stressato costantemente da ritmi sociali di produzione-consumo insostenibili e se è in un minimo di attività motoria.




In condizioni ideali i tessuti, gli organi e il sistema immunitario sono inossidabili e reattivi nella loro capacità di rigenerazione e di difesa.


  
Se però da decenni si inquinano i cieli di sostanze tossiche ed elettromagnetiche come quelle della geoingegneria clandestina (scie chimiche), se si continuano a martellare le persone sul fatto che meno mangiano e meglio stanno in salute, se si continua a stringere il cappio economico che costringe a un continuo e affannoso sforzo psicofisico quotidiano per non finire sotto un ponte insieme a tutta la propria famiglia, e se tutto ciò toglie le energie per un minimo di attività fisica, è fin troppo logico che vengono fuori patologie di varia origine, comprese i tumori per cui si è messo su il teatrino e delle fondazioni salvavita, della ricerca infinita e delle costosissime terapie spesso non a lieto fine.

Qualsiasi patologia non è istituzionale, ma ha delle cause multifattoriali. Vero è che ci può essere una predisposizione genetica, ma ormai tanti studi dimostrano, tramite l'epigenetica, che l'espressione del DNA  è nettamente modificabile dall'ambiente e dagli stili di vita.



Una Medicina seria dovrebbe fare vera cultura, e non terrorismo e accanimento terapeutico; dovrebbe intervenire a livello politico, opponendosi al deliberato inquinamento atmosferico ordito dalla NATO. Inoltre, la scienza medica dovrebbe farsi largo a livello mass-mediatico, offrendo le sacrosante informazioni scientifiche maturate negli anni '50-'70 negli ambiti della vera scienza dell'alimentazione, la quale, se non si basasse su colazioni "da ospedale" e pranzi da terzo mondo, tamponerebbe anche gli effetti negativi sul sistema immunitario provocati dai grandi dispiaceri e delle tensioni quotidiane. Una Medicina concreta dovrebbe tenere in conto anche le illuminanti scienze psicosociali, che sublimano nella psiconeuroendocrinoimmunologia le conoscenze delle correlazioni psiche-metabolismo-patologia. La Medicina non può e non deve essere solo camici bianchi che esondano supponenza e irresponsabilità con la unica mira di constatare la malattia per associarvi il predisposto farmaco.


Se ci si ammala di tumore, avviene in due modi: in maniera grave e devastante, e lì non ci sta terapia che tenga; oppure in modo non grave, il che permetterebbe una convivenza con la patologia anche e soprattutto senza alcuna terapia. Pertanto, quello che si vuole evidenziare in questo post è che si continua a chiedere montagne di soldi per far finta di cercare inutili rimedi (che appunto o non ti salvano da un tumore grave, o che non servono per manifestazioni tumorali rientranti o controllabili già con modifiche dello stile di vita), mentre non si vogliono risolvere, oltretutto nascondendole, le vere cause del cancro. 
Or dunque, bisogna concludere che, per le popolazioni, al di là di una fondamentale presa per i fondelli, null'altro si palesa. Si salvi chi sa! Si salvi, e si salverà, solo chi approfondirà la conoscenza del Sé e dei propri potenziali e del come attivarli e potenziarli. 

Le maggioranze che ancora credono nel Sistema politico-sanitario attuale è anche giusto che vengano sfruttate, umiliate, ammalate, fintamente curate e ridicolizzate dai soldatini in camice bianco. Essi, se pur in buona fede, in quanto condizionati e piallati mentalmente dalle cosiddette scuole di specializzazione, eseguono gli ordini delle oligarchie che la sanno ben lunga  su come trarre vantaggio dall'ignoranza. 


Le minoranze, non condizionabili, troveranno invece spiragli, cogliendo barlumi di verità e di conoscenza risolutive nelle fosche e nebbiose tenebre di un contesto politico-ambientale-sanitario vergognoso e venduto.

domenica 25 febbraio 2018

DOTTOR MOSCARELLA - NUTRIZIONISTA E ALLENATORE PERSONALE

TUTELA NUTRITIVO-MOTORIA

Il Dottor Giovanni Moscarella, Biologo Nutrizionista e Preparatore Atletico (Allenatore Nazionale F.I.D.A.L.), presidente dell'Associazione Sportiva DIETATLETICA BIO-SOFICA, oltre a svolgere le normali visite, si fa promotore di questa strategica novità.
Potrete essere seguiti non solo nel percorso nutritivo ma anche contestualmente nell'attività fisica.


Lo Studio di Dieta Bio-Sofica, in Via Diocleziano, 86, in Napoli (Fuorigrotta), concretizza la propria filosofia scientifica considerando la sinergia nutrizione - attività fisica come base imprescindibile di ogni ottimale risolutivo effetto su estetica, psiche e  salute.
Il Dottor Moscarella ha collaborato come nutrizionista e preparatore atletico per squadre di calcio e di rugby e segue atleti dell'atletica leggera e di discipline estreme come il Trial (gare podistiche in montagna) nonché agonisti olimpionici di Taekwondo. 





Gli interessati a questa metodologia innovativa, oltre che attraverso le analisi di composizione corporea e specifici programmi nutrizionali, possono essere anche seguiti personalmente  sull'attività motoria, potendo scegliere tra le seguenti opportunità:





  • sul campo dello Stadio San Paolo (col maltempo gli allenamenti si terranno in spazi coperti)
  • in un altro centro sportivo  o in altri spazi da concordare
  • a casa propria, volendo anche senza la presenza dell'allenatore personale, il quale mostrerebbe, presso lo Studio o presso centro sportivo, gli esercizi da svolgere tra le mura domestiche o in altri contesti, con variazioni quindicinali. 



I costi, accessibili a tutti, sono da concordare e saranno relativi alle scelte e alle modalità.

Telefonare al 3477534243 o scrivere a giovanni.moscarella@tin.it